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Ole Gunnar Solskjaer colpisce ancora. L’allenatore più perdente e più scarso tra quelli di vertice del campionato inglese si fa estromettere dalla terza semifinale dell’anno (prima dalla Coppa di Lega e poi dall’FA Cup) e viene eliminato anche in Europa League. In finale, quasi sicuramente con l’Inter che oggi batterà lo Shakhtar, ci va il Siviglia, la squadra che più ama (e più vince) questo trofeo.
Non sono sicuro che il Siviglia di Lopetegui meritasse di passare, ma so che con un allenatore come Solskjaer la sconfitta prima o poi arriva. Non deve essere esattamente un caso se in carriera non ha vinto niente, nonostante guidi una squadra che quando c’era Mourinho era condannata a vincere tutto. A proposito, gli ultimi trofeo dello United sono quelli che gli ha regalato l’allenatore portoghese, tre nella stessa stagione: Europa League, Coppa di Lega e Supercoppa d’Inghilterra, un triplete minore che, quando venne conquistato, fu guardato con degnazione, senza attribuirgli il giusto valore.

La città di Manchester, che aveva una squadra (il City) in lizza per la Champions e l’altra (lo United) per l’Europa League, viene cancellata troppo presto dalla rotta delle due competizioni. Poteva alzare due coppe, invece stringe in pugno il nulla. Evidentemente spendere tanto non basta. Più strano ancora che la storia di questi due club non abbia insegnato nulla ai nuovi (si fa per dire) dirigenti. Lo United deve rimpiangere le occasioni sprecate nella prima parte della ripresa (strepitoso il portiere Bounou in almeno tre circostanze) e l’improvvisazione difensiva sul gol decisivo di De Jong. Lindelof e Wan-Bissaka gli hanno dato via libera posizionandosi in maniera oscena. Non è stata una partita bellissima, ma equilibrata. Lo United ha avuto la fortuna di passare presto (9’) grazie ad un calcio di rigore causato da Diego Carlos che ha colpito Rashford dopo che aveva calciato (trasformazione perfetta di Bruno Fernandes) coronando un buon inizio.

Solskjaer, forse per far emergere l’anticonformista che è in lui, aveva rispolverato De Gea al posto di Romero, il portiere che aveva vinto la coppa con Mourinho. Ora sarebbe falso scrivere che la partita è stata persa per gli errori di De Gea, visto che, nonostante i due gol, di errori non ne ha commessi. Ma non bisogna certo essere uno scienziato per capire che certi equilibri, una volta raggiunti, non vanno alterati. Romero era il portiere di coppa anche per Solskjaer e tale avrebbe dovuto restare ieri sera.
Comunque, una volta sotto, il Siviglia ha cominciato a giocare sfruttando molto del calcio di Lopetegui che consiste nell’attirare la squadra avversaria da un lato per cambiare fronte il più rapidamente possibile dalla parte opposta. Rimarchevole e molto “kloppiana” anche l’attività dei due esterni bassi della difesa a quattro che spesso si alzavano contemporaneamente, a dispetto del motto sacchiano “uno vada e l’altro venga” per avere sempre copertura. Questo tipo di garanzia il Siviglia spesso non ce l’aveva ed è per questo che molti palloni sono stati giocati dai calciatori dello United dietro la linea dei terzini.

Per contro, sia l’uno (Reguilon) che l’altro (Jesus Navas) sono risultati decisivi in occasione del gol del pareggio (Suso) e della vittoria (De Jong). Non è cosa da poco per una squadra spagnola organizzata, specialmente se si pensa al calcio micragnoso di Simeone o a quello sfilacciatissimo del Barcellona.
Dicevo dei rimpianti dello United. Essi poggiano su un gol mangiato da Greenwood (splendido il filtrante di Bruno Fernandes e la parata di Bounou), su un tiro di Martial ancora respinto dal portiere e su un terzo, sempre di Martial, respinto con il piede dal portiere del Siviglia. Questo per quanto riguarda le occasioni. Tuttavia nel gioco la superiorità dello United si è vista tra il 60’ e il 70’. Lo United era più fresco, aveva più gamba, ma era sommamente impreciso nei paraggi dell’area e ancor più della porta. 

E allora qual è stata la differenza tra Lopetegui e Solskjaer? Certamente i cambi: De Jong, che ha segnato, aveva preso il posto di En-Nesyri. Vazquez, ex Palermo, che rimpiazzato Suso, ha partecipato al secondo gol. El Haddadi, sostituto di Ocampos, aveva dato il via alla rivoluzione dell’attacco. Ecco, un allenatore che cambia progressivamente tutto il trio d’attacco, è un tattico dotato di visione e coraggio. Non sempre bastano, ma se ad esse si accoppia la dabbenaggine altrui, certe partite si vincono. La Coppa magari no, ma in finale ci si arriva.