Il calcio cambia, le certezze si ribaltano. Alisson al Liverpool per 72,55 milioni è un affare che ci dice - tra le tante - due cose: 1) Parliamo del portiere più pagato della storia del calcio e 2) Dobbiamo seriamente fare i conti con una nuova era, con il Brasile che sforna non più e non soltanto giocolieri che con il pallone tra i piedi fanno magie, ma anche una categoria di portieri sempre più affidabili con qualche eccellenza (vedi appunto Alisson). Dicevamo: è il portiere più pagato di sempre. Supera Gigi Buffon, che nel 2001 passò dal Parma alla Juventus per circa 52 milioni, quando noi tutti si era entrati da poco nell’era dell’euro (quella del 2001 fu anche l’estate in cui Toldo passò dalla Fiorentina all’Inter per 26 milioni). Sopravanza di 30 milioni il passaggio del portoghese Ederson (sopravvalutato) dal Benfica al City per 40 milioni; va oltre il raddoppio se parliamo di un altro trasferimento storico: quello che vide Neuer nel 2011 passare dalla porta dello Schalke 04 a quella del Bayern di Monaco per una cifra che allora - in Bundesliga - sembrò esorbitante: 30 milioni. Alisson fu comprato dalla Roma per 8 milioni, che finirono nelle casse dell’Internacional: la plusvalenza è enorme.

La seconda considerazione che va fatta riguarda il ruolo del portiere brasiliano, il «goleiro». Da qualche anno a questa parte il portiere in Brasile ha trovato pari dignità con i compagni di squadra. Angelo Da Costa, portiere di riserva, brasiliano, del Bologna, in Italia dal 2008, già con Ancona e Sampdoria, spiega che «il momento della svolta c’è stato nel 1994, durante i Mondiali negli Usa. Taffarel - che veniva dagli anni di Parma - ha dimostrato al mondo che anche in Brasile potevano esserci grandi portieri. Prima avevamo avuto delle eccellenze, come Gilmar o Leao, ma una scuola vera e propria non esisteva. In questo senso è stato decisiva la scuola italiana, molti di noi sono venuti in Italia e sono cresciuti e migliorati proprio per i metodi di allenamento. E’ stato così anche per Allison, già fenomeno di suo ma maturato in serie A». Ecco allora che - da Taffarel ad Allison, passando per Julio Cesar e Dida - il portiere brasiliano ha trovato quell’identità che gli era per tanti anni mancata. I portieri brasiliani, infatti, prima dei citati, venivano soltanto ricordati per le loro papere. A Moacir Barbosa, portiere del Brasile che nel 1950 perse la finale al Maracanà contro l’Uruguay di Schiaffino e Ghiggia, per anni è stata imputata la colpa del tracollo. Disse: «Ho fatto un solo errore e me l’hanno fatto pagare per tutta la vita». Vale lo stesso per Valdir Peres, il portiere che difendeva la porta del Brasile al Mondiale del 1982. In patria Valdir Peres (scomparso a 66 anni a luglio dell’anno scorso) era un punto fermo del San Paolo (quattro titoli nazionali vinti), ma bastò una partita sbagliata - contro l’Italia di Paolo Rossi che quel giorno, 5 luglio 1982, gli rifilò una tripletta - per bollarlo per sempre. Di Alisson, Taffarel ha detto: «E’ il Pelè dei portieri». Il prezzo del suo cartellino sembra giustificare l’affermazione, ma sta all’ormai ex Roma dimostrare di meritare il paragone.