Prologo – Giugno 2016, Lisbona. Seduta di fronte a me, al tavolo di una padarìa in Praça dos Restauradores, una persona molto informata sui fatti mi regala un vaticinio: “Dài retta a me: i rapporti con Pinto Da Costa, presidente del Porto, sono stati per Jorge Mendes l’inizio della fortuna ma saranno anche la causa della sua caduta. Vedrai”.

Oggi, 30 luglio 2016 – Nell’edizione mandata in edicola stamattina il Correio da manha dedica il titolo principale della prima pagina a un’inchiesta del Departamento Central de Investigação e Acção Penal (DCIAP), concentrata su dodici trasferimenti di calciatori realizzati dal Porto tra il 1999 e il 2006. L’attenzione è dedicata a una rete di società offshore entrate nel vasto flusso di denaro che dà luogo a qualche passaggio di troppo. Inoltre, agli investigatori desta interesse un documento: si tratterebbe di un contratto stipulato fra il Porto e Gestifute, l’agenzia creata nel 1996 da Jorge Mendes. Quanto alle ipotesi di reato, il Correio da manha utilizza la principale come titolo del paginone interno: “Suspeitas de lavagem de dinheiro” (“Sospetti di riciclaggio”). Ma andiamo nel dettaglio.
L’inchiesta di cui parla oggi il quotidiano portoghese è uno stralcio del cosiddetto Processo Furação, dedicato alla rete di società offshore costruita da Esger, una società del Banco Espírito Santo (BES, fallito nell’estate del 2014 con pesanti conseguenze per la già malferma economia portoghese) specializzata in servizi e consulenza nel settore del private banking. A guidare Esger erano Ricardo Salgado, presidente del BES fino al giorno del fallimento, e José Emanuel Espírito Santo, uno dei componenti della famiglia proprietaria del BES. Risulta che i due fossero anche azionisti di Esger. Come riferisce il Correio da manha, nell’ambito di questa inchiesta il DCIAP ha condotto una perquisizione presso Deloitte & Touche e la sua filiale portoghese, la Deloitte & Associados SROC S.A. Tutto ciò è avvenuto a dicembre 2006. E il fatto che ulteriori sviluppi giungano a dieci anni di distanza non deve indurre cattive considerazioni sulle lentezze dell’azione investigativa e giudiziaria, ma piuttosto deve farci riflettere sulla necessità di tempi molto lunghi per la prescrizione. Nel corso della perquisizione sono stati trovati i documenti relativi ai trasferimenti di dodici calciatori del Porto: Thiago Silva, Lucho González, Lisandro López, Luís Fabiano, Folha, Anderson, Nuno Capucho, Carlos Alberto, Ricardo Fernandes, Benny McCarthy, Cándido Costa e Alessandro Cambalhota. A proposito di questi giocatori, va precisato che nessuno dei loro trasferimenti finiti sotto inchiesta tocca il calcio italiano. Nemmeno nel caso di Thiago Silva, di cui è sotto attenzione il passaggio dal Porto alla Dinamo Mosca avvenuto a gennaio del 2005. Riguardo ai trasferimenti di questi calciatori, gli inquirenti soffermano l’attenzione su alcune società con sede legale presso paradisi fiscali: Global Soccer Agencies, Willow Promotions, Vidella Investments.
E poi c’è il documento stipulato fra il Porto e Gestifute. Rispetto al quale non vengono svelati dettagli, ma che viene giudicato di grande interesse investigativo. Interpellato dal Correio da manha, un rappresentante di Gestifute ha affermato di non avere nulla da dichiarare a proposito di questo documento, aggiungendo che la società non è stata in nessun modo coinvolta nell’Operazione Furação. Il che significa nulla, dato che adesso si sta ragionando su un ulteriore filone investigativo rispetto all’inchiesta-madre. Ciò che per certo si può dire è che, dei dodici calciatori i cui trasferimenti sono sotto attenzione, sei sono o erano clienti di Jorge Mendes, se non addirittura parte del suo portafoglio in termini di diritti economici: Thiago Silva, Luis Fabiano, Anderson, Nuno Capucho (che adesso è allenatore del Rio Ave dopo essere stato nella scorsa stagione sulla panchina del Varzim: due club mendesizzati), Benny McCarthy e Candido Costa.

Un brutto colpo per Mendes, la cui aura di uomo più potente del calcio globale è ancora una volta sporcata dalle inchieste sul suo spregiudicato modo di agire. La prima stoccata è arrivata in giugno dalla Spagna, dove su segnalazione dell’Agenzia Anticorruzione le autorità fiscali hanno iniziato a passare al setaccio gli affari condotti col Valencia di Peter Lim. Che oltre a essere compare d’anello di Mendes ne condivide l’avventura nei chiacchierati fondi Quality Football Investments e Quality Football Ireland. E adesso le ombre arrivano anche dalle autorità investigative di casa. Che tutto ciò avvenga giusto dopo il riavvicinamento al Porto, club con cui nel periodo più recente i rapporti si erano intiepiditi, è cosa più che simbolica. Quanto basta per farmi dire che il mio interlocutore, un mese fa, ha dimostrato di saperla lunga.

@pippoevai