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Nel calcio odierno i numeri e le statistiche contano più di tutto, e allora le critiche mosse fino a qualche mese fa a Lautaro, oggi, appaiono ancor di più come un incredibile paradosso. È vero, il “Toro” è un calciatore particolare, irascibile. Il suo più grande difetto è quello di non saper gestire i normali periodi di appannamento che si presentano naturalmente in ogni stagione, rattristandosi al punto di regredire sotto ogni punto di vista. Quest’anno il suo personalissimo inverno è stato lungo e severo, un intermezzo che gli ha affollato la testa al punto di fargli avvertire l’esigenza di scusarsi al cospetto dei tifosi nerazzurri. L’astinenza da gol è durata dal 17 dicembre (1 gol alla Salernitana) al 4 marzo, quando si è ripresentato alle scene con un tripletta che ha affossato nuovamente la formazione campana, che dal “Toro” ha incassato 4 gol in stagione. 

RECORD - Nonostante la lunga pausa, alla penultima di campionato lo score di Lautaro Martinez dice 21 gol nel torneo nazionale, 25 totali in stagione, con la doppietta in Coppa Italia contro il Milan, il gol in finale di Supercoppa contro la Juventus e la rete, bellissima, di Liverpool. L’argentino ha battuto ogni suo record personale e ha mandato un messaggio chiarissimo: lì davanti è l’unico riferimento affidabile per l’Inter. Sembra una banalità, ma nel corso della stagione Inzaghi ha messo in dubbio questo aspetto con una serie lunghissima di sostituzioni che l’argentino ha dovuto ingoiare a fatica. A lungo la sensazione è stata che l’intoccabile punto di riferimento fosse Dzeko, in campo fino al triplice fischio per 14 volte in campionato. Lautaro, invece, in sole tre occasioni ha raggiunto gli spogliatoi insieme al resto della squadra. Insomma, quando c’era da tirarne fuori uno tra Lautaro e Dzeko, Inzaghi chiamava in panchina sempre il primo. Questione di caratteristiche, forse, ma la sostanza non cambia. 
PRIORITA' A MILANO E ALL'INTER - Raggiunta, sicuramente in ritardo, questa certezza, bisognerà pensare al futuro. In Europa è già partito il valzer delle punte, con Haaland che si è accasato al Manchester City. Si sposteranno molto probabilmente anche Mbappé e Lewandowski e anche qualche direttore sportivo è pronto a cambiare maglia. Insomma, tutti movimenti che in viale della Liberazione lasciano pensare che presto un’offerta per Lautaro potrebbe anche arrivare, ma l’argentino non è pronto a prenderle tutte in considerazione a prescindere. Insomma, un conto è cambiare per migliorare, sia dal punto di vista professionale che della vita privata, altro conto sarebbe accettare una destinazione poco gradita, magari da parte di qualche ricca squadra di Premier con poche ambizioni. Anche perché Lautaro a Milano si trova benissimo, la sua famiglia è perfettamente integrata e sua moglie Agustina è addirittura pronta ad aprire un ristorante in zona Brera, nel cuore di Milano. 

PARAGONE CON DYBALA - È vero, Marotta continua segretamente (neanche troppo) a coltivare il sogno Dybala a zero, ma un’operazione strutturata sull’addio di Lautaro e l’arrivo della “Joya” cosa porterebbe all’Inter? Ovviamente un grande ritorno economico, ma probabilmente anche una regressione tecnica, se i numeri e le statistiche valgono ancora qualcosa. Quest’anno Dybala ha saltato 12 partite per infortunio e segnato 10 gol in campionato. La scorsa stagione, invece, di gare ne ha saltate 14, fermandosi a 20 presenze e 4 gol in Serie A. Un bottino quasi ridicolo se paragonato a quello di Lautaro, che negli ultimi due anni ha saltato una sola partita per affaticamento muscolare e segnato 38 gol. Insomma, Zhang dovrà pur fare i suoi conti, ma la progressiva crescita di Lautaro e la regressione di Dzeko inducono a riflessioni importanti.