Il nome è pomposo. Quanto alla sostanza, aspettiamo di vedere. Si chiama World Football Strategies, è un fondo d'investimento che avrà sede a Malta e come key manager una vecchia conoscenza del calcio italiano: Marco Branca, dirigente dell'Inter fra il 2003 e il 2014, mai più rientrato nel mondo del calcio dopo la cessazione del rapporto con la società nerazzurra. È quanto riporta un'indiscrezione pubblicata nell'edizione di ieri dal quotidiano Milano Finanza. In un articolo firmato da Andrea Montanari, giornalista sempre ben informato, vengono tratteggiati i contenuti di un'operazione che si trova in fase di varo, ma che in alcuni aspetto sembra pericolosamente in rotta di collisione con le regole della Fifa in materia di Third Party Ownership.

IL DUBBIO – L'articolo di Montanari è molto dettagliato e fa intravedere il senso dell'operazione. Il fondo World Football Strategies avrà sede legale a Malta. L'autorizzazione da parte delle competenti autorità locali dovrebbe giungere entro la fine del mese, e al varo del fondo si sta dedicando un ex promotore finanziario che ha lavorato in Zurich, Finanza&Futuro, Banca della Rete e Monte dei Paschi di Siena. Si tratta di Massimiliano Barbiani, che nel sito personale si presenta con tale sobrietà: “Mi definisco un personaggio poliedrico che concilia bene l'attività professionale con la grande passione per il calcio e lo sport che oltretutto mi vede molto attivo, sia nelle arti marziali che in attività sportive 'normali' quali il tennis e lo sci”. Dal suo profilo Linkedin si scopre che dal 2007 Barbiani lavora in proprio. A lui è toccata l'implementazione di un progetto che sul piano calcistico, riferisce l'articolo di Milano Finanza, “mira a entrare nel settore della gestione, sportiva e finanziaria, dei calciatori, o meglio dei giovani talenti di età compresa fra i 16 e i 19 anni”. E se le cose si fermassero qui, ci si troverebbe al cospetto di un soggetto che potrebbe operare come un'agenzia di gestione delle carriere, una società che acquisisce le procure e cura gli interessi degli atleti. Ma andando avanti nella lettura dell'articolo di Andrea Montanari si scopre che c'è dell'altro. Si parla infatti di una raccolta di fondi per 20 milioni di euro, in corso presso investitori istituzionali, con un passaggio successivo che dovrebbe condurre alla quotazione presso la Borsa di Malta. Viene anche fatto il nome di un probabile soggetto investitore: quello di Mediterraneo Hedge Fund, che secondo le informazioni raccolte da Milano Finanza sarebbe pronto a impiegare 5 milioni di euro. Sono inoltre forniti dettagli sui rendimenti attesi per gli investitori. E poiché si parla di investimenti e rendimenti, ecco che lo schema della mera società per la gestione delle carriere viene meno. Per lasciare il posto a qualcosa di pericolosamente simile alle TPO. Ciò che del resto è perfettamente coerente col profilo da fondo d'investimento attribuito a World Football Strategies. Se quanto illustrato fin qui ha un senso, la raccolta di denaro serve a essere investita in diritti economici di calciatori giovani e giovanissimi. Diritti che verranno fatti fruttare in seguito, quando verranno rivenduti per consentire la realizzazione di plusvalenze da redistribuire agli investitori. È una lettura corretta? Ecco un interrogativo che vorremmo rivolgere alla Fifa, prima che a Branca e a chi sta implementando il World Football Strategies. Vorrebbero, da Nyon, monitorare con la massima attenzione questo dossier?

TUTTO TORNA A MALTA – In realtà, nell'articolo firmato da Montanari viene già indicato l'escamotage per aggirare il divieto di TPO: l'acquisizione di un club. Ciò che consentirebbe di far circolare i calciatori senza incappare nei divieti posti dal Regolamento sullo Status e i Trasferimenti di Calciatori. Fra i paesi in cui rilevare una società di calcio viene indicato l'immancabile Portogallo, dove esistono schiere di club in situazioni economiche disastrate da rilevare e riconvertire dalla forma associativa alla SAD (Sociedade Anónima Desportiva), con conseguente ingresso del capitale privato. Le alternative al Portogallo sono Bulgaria, Svizzera e Malta. E il fatto che l'isola del Mediterraneo sia un riferimento costante per questa operazione lascia spazio a qualche altra speculazione. Va ricordato che Malta è stata per qualche anno la sede legale di Doyen Sports Investments (DSI), il braccio sportivo di Doyen Group che ha marcato una presenza ingombrante nel processo di finanziarizzazione del mercato dei calciatori condotta negli anni passati. Dopo le rivelazioni della prima ondata di Football Leaks (avviate a dicembre 2016), DSI si è rapidamente inabissato così come il suo maldestro CEO, Nelio Lucas. Tutti spariti dalla circolazione, senza nemmeno annunciare il ritiro dal campo. Ciò che desta perplessità. Davvero un attore di quella taglia, che così tanto si era mosso per imporre presenza e potere nel mondo del turbo-capitalismo calcistico, decide di togliere il disturbo in questo modo? Un interrogativo che rimane irrisolto, e che forse c'entra poco col progetto di World Football Strategies. Ma visto che si parla d'intrecci fra calcio e finanza a Malta, il riferimento a Doyen era dovuto. Il tempo dirà. RAMO D'AZIENDA – A partire da ieri, Calciomercato.com ha avviato verifiche e indagini intorno al dossier di World Football Strategies, sia in Italia che a Malta. Sono state raccolte molte e interessanti informazioni, che per la gran parte vanno mantenute riservate almeno in questa prima fase. Saranno menzionate al momento opportuno. Una, però, merita d'essere menzionata. Riguarda una delle formule ipotizzate per l'assoggettamento di un club da parte di World Football Strategies.  Si tratterebbe di un'operazione dall'ingegneria particolare, che passerebbe per l'acquisizione del settore giovanile come se si trattasse di un ramo d'azienda. A quel punto la cantera servirebbe a far transitare giovani calciatori, specie se provenienti da paesi extra-europei.  Si tratta del modello già sperimentato a Lugano dall'imprenditore russo Leonid Novoselskiy, che infatti è finito immediatamente al centro di polemiche a causa dello shopping di giovani calciatori italiani. Il precedente esiste e davanti a esso sia la federazione nazionale svizzera che la Fifa hanno brillato per inazione. Ciò che pone un nuovo interrogativo: si può cedere/appaltare il settore giovanile a un soggetto esterno al club, come se si trattasse di cedere un ramo d'azienda? Si richiede risposta urgente. E se è il caso, urgente normazione. Staremo a vedere se sarà questa la strada seguita da World Football Strategies per mettere sotto controllo uno o più club. La cosa certa è che Calciomercato.com seguirà assiduamente lo sviluppo della vicenda.


@pippoevai