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Sono sempre più convinto che il Sassuolo possa essere o diventare la nuova Atalanta. Non che il ciclo della squadra di Gasperini sia finito (non avrebbe vinto in maniera tanto perentoria a Liverpool, in casa della capolista di Premier, nella partita di Champions League), ma perché vedo nei ragazzi e nella guida di De Zerbi qualcosa di nuovo e di originale.

Partiamo da una valutazione generale, condivisa non solo dalla maggioranza della critica, ma del pubblico: a guardare giocare il Sassuolo ci si diverte come ci si divertiva l’anno scorso e due stagioni fa a veder giocare l’Atalanta. 

Tuttavia, mentre i nerazzurri di Bergamo avevano e ancora hanno nell’intensità una caratteristica quasi unica (nelle sue giornate migliori l’Atalanta sembra una squadra inglese), il Sassuolo si fa preferire per la costruzione dal basso. Nonostante molti allenatori sostengano di essere detentori di questa qualità solo il Sassuolo la fa da sempre e più degli altri.

Come fa?
Semplice, almeno a dirsi. Più difficile da fare.
Mentre Rogerio sale, il portiere Consigli gioca palla su uno dei due centrali di difesa. E se questo non può avere uno sviluppo per il pressing degli avversari, De Zerbi ha creato due opzioni che vedono sempre il portiere come punto di riferimento. Primo, la palla di nuovo scaricata su di lui. Secondo, la palla giocata su uno dei due mediani che vengono incontro senza, però, abbassarsi ad altezza dei centrali.

Cosa succede a quel punto?
La ricerca del terzo uomo uomo. Che, appunto, generalmente è un esterno. Per esempio quel Rogerio che, all’inizio di questa descrizione, è scattato avanti lungo la linea laterale.

Questa situazione tende non solo a scardinare l’uno contro uno avversario, ma anche ad attaccare. Tanti allenatori faticano a spiegare il perchè di questa macchinazione. Ci sono squadre che, pur essendo più dotate del Sassuolo dal punto di vista tecnico, rischiano di perdere la palla in zona calda. Invece ai ragazzi di De Zerbi non capita quasi mai, a conferma di una proprietà di palleggio indiscussa.
Precisato che il 4-2-3-1 del Sassuolo non ha alcuna parentela con il 3-4-1-2 di Gasperini, meno che mai nella formulazione della manovra, resta da capire che cosa accomuni l’Atalanta alla squadra della provincia di Modena.

Non c’è dubbio che l’ambiente e l’ottima organizzazione dei club rappresentino un punto a favore per lavorare al massimo livello e con la migliore tranquillità possibile.

Un altro tratto corrispondente è la profondità nel lavoro e le idee dei due tecnici, lontani per età ed esperienze, ma vicini dal punto di vista creativo.

Il terzo elemento di prossimità è invece il coraggio di andare nella metacampo avversaria e di riaggredire in avanti quando la palla viene giocata dagli avversari. Se nel campionato scorso l’Atalanta è stata quella che ha sbriciolato il record di gol, in questo il Sassuolo detiene l’uomo che sta più stabilmente nella metacampo avversaria: è Locatelli che, a volte, è anche quello che prosegue l’azione dal basso.

Oggi il Sassuolo affronta l’Inter e, non foss’altro per la voglia di reazione della squadra di Conte, rischia la prima sconfitta. Ma non sarà questo il problema. La certezza è quella di giocare un calcio che non cambia nemmeno se davanti ti ritrovi giocatori più bravi dei tuoi. 

Prima di diventare una nuova Atalanta, il Sassuolo è il Sassuolo. E, come la prima Atalanta, gioca il calcio migliore d’Italia.