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  • Il talismano Parma:| E Totti ci riprova

    Il talismano Parma:| E Totti ci riprova

     

     Le crepe di inizio stagione, quelle della panchina di Bratislava e della sostituzione (con Okaka, martedì per lui e Gago ecografia di controllo) nel ritorno con lo Slovan sembrano oramai solo un ricordo.

    Da allora, Francesco Totti ha giocato sempre, tre partite su tre (Cagliari, Inter e Siena), senza mai lasciare il campo. Oggi, a Parma, potrebbe invece essere arrivato il momento dello stop. Magari una staffetta, con Francesco in campo solo per uno spezzone. Nel valzer delle punte, c'è spazio per tutti. E, magari, anche per il rilancio del piccolo Bojan. A caccia di auguri «Ce la facciamo a fare un tiro in porta?» gli ha chiesto qualcuno ieri a Fiumicino, alla partenza per Parma. «Speriamo — ha risposto Francesco — Fisicamente mi sento bene, aspettiamo che arrivino i gol».

    Già, lui che con il Parma ha un rapporto speciale. Non solo perché Roma-Parma fu la partita del sigillo tricolore del 2001, ma anche perché gli emiliani sono la sua vittima preferita (16 gol in tutto, di cui 15 in campionato). Insomma, una preda privilegiata che Francesco vorrebbe ancora una volta aggredire a modo suo, non solo per salvare la Roma, ma anche per farsi gli auguri (martedì compirà 35 anni) in modo speciale, anticipandoli di un paio di giorni. Del resto, il suo ultimo gol è datato 21 maggio (3-1 alla Sampdoria, proprio come Borriello), mentre l'altro giocatore che potrebbe partire nel tridente di oggi (Bojan) non segna dal 22 maggio (Malaga-Barcellona 1-3), un solo giorno in più. È vero, c'è stata l'estate di mezzo, ma a pensarci così vengono quasi i brividi.

    Posizioni «Io non ho dubbi, l'ho detto tante volte, gli attaccanti presto si sbloccheranno e segneranno tanti gol — ha ripetuto anche ieri Luis Enrique Bojan? L'ho visto bene, ma come vedo bene tutte le punte. Ho fiducia in loro, faranno tanti gol». È la sua speranza, ma non solo, considerando che fino ad oggi non ne è arrivato neanche uno. Totti (o chi per lui come punta centrale del tridente) perché gioca troppo lontano dalla punta («Ma Francesco ha qualità e immaginazione, è il giocatore più libero e con più qualità della squadra», ribatte il tecnico giallorosso). gli esterni perché poi non sono in realtà esterni, ma punte centrali. Ed infatti il modulo di Luis Enrique, come già detto, non è un 4-3-3 ma un 3-4-1-2, con i terzini che salgono all'altezza degli interni di centrocampo (e pure oltre), De Rossi che si schiaccia sui due centrali di difesa, Totti a fare il trequartista e i due esterni d'attacco che stringono centralmente. «Io gli attaccanti li voglio veloci, forti, tecnici, bomber e belli, tutto quello che c'è di buono — chiude in modo ironico Luis Enrique — Sono fortunato perché le mie punte, che voi continuate a chiamare esterni, hanno tutti queste qualità». Ed allora a Parma non c'è da preoccuparsi, la Roma si sbloccherà di sicuro. In caso contrario, il tecnico spagnolo saprà fornire anche una spiegazione in più.

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