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José Luis Martínez-Almeida è il sindaco di Madrid dal giugno 2019 ed è uno dei più noti tifosi dell’Atletico Madrid in patria. In varie interviste ha raccontato come la fede colchonera gliel’abbia trasmessa sua madre, deceduta due anni fa, e ieri, in occasione della cerimonia di consegna del trofeo, il club campione di Spagna gli ha fatto un regalo speciale: una maglia blanquirroja con il numero 18 e il nome proprio della madre, Angela Navasqüés, il cui terzo anniversario di morte ricorre proprio oggi.

IL SINDACO COLCHONERO - José Luis Martínez-Almeida ha 46 anni ed è tifoso dell’Atletico da quando ne aveva 6, quando la madre Angela ha iniziato a portarlo al vecchio Calderón. Il suo idolo era Paulo Futre, che arrivò nella capitale spagnola nell’87 dopo aver vinto la Champions con il Porto e vi restò fino al ’93, per poi tornare nella stagione 97/98. In quei quattro anni di assenza è passato anche per l’Italia vestendo le maglie di Reggiana e Milan, senza lasciare particolarmente il segno ma vincendo uno scudetto nel’96. A questo proposito, lo scorso marzo, intervistato durante il programma televisivo El hormiguero, ha raccontato di una particolare richiesta che fece a mamma Angela quando era ragazzino: “Se muoio, spargi le mie ceneri sulla fascia sinistra del Calderón, dove corre Paulo Futre”.

LA FINALE DI CHAMPIONS DEL 2014 - Gli aneddoti sulla fede calcistica della madre che il sindaco di Madrid ha raccontato da quando è in carica sono numerosissimi, ma il più particolare riguarda la finale di Champions persa dall’Atlético ai supplementari contro i rivali cittadini del Real. È il 24 maggio 2014, esattamente cinque anni prima della sua morte, ma anche 40 anni e 7 giorni dopo l’ultima finale giocata dai colchoneros, a cui Angela assistette dal vivo: il replay del 17 maggio 1974 a Bruxelles contro il Bayern Monaco: dopo l’1-1 di tre giorni prima l’Atlético crollò e perse 4-0.
Accompagnai le mie sorelle al Calderón (a guardare la partita su un maxischermo con gli altri tifosi), poi iniziai a guidare e ascoltai la partita in macchina. A un certo punto scesi a fumare e quando tornai in macchina vidi che avevamo segnato (gol di Godin al 36’). All’inizio del secondo tempo, vedendo che era ancora 1-0, pensai: ‘vado a casa a vederla con mia mamma’. Entrai e la trovai arrabbiata per i 5 minuti di recupero. Esattamente al minuto 92 e 30 le dissi: ‘mamma non ti preoccupare che questa volta non succede come 40 anni fa, questa volta vinci la Champions, te la meriti’ e proprio in quel momento pareggiò Sergio Ramos. In tutta la mia vita mia mamma non mi ha mai rimproverato, salvo quella volta. Si alzò, mi guardò con una faccia che non dimenticherò mai e mi disse: ‘figlio, quanto mi hai deluso’. E se ne andò a letto perché sapeva che in quel momento avevamo perso” - ha raccontato sempre a El hormiguero. Ai supplementari finì 4-1 per le merengues.

NON HA MAI SMESSO DI CREDERCI - Angela Navasqüés ha visto l’Atlético vincere 8 campionati, 10 Coppe del Re, 2 Supercoppe spagnole, 3 Europa League, una Coppa delle Coppe, 3 Supercoppe europee e una Coppa Intercontinentale, ma era lì anche quando i Colchoneros retrocedettero nel 2000 e quando persero le 3 finali di Champions. L’ultimo trofeo che ha visto sollevare a capitan Godin è stata l’Europa League del 2018, ma se n’è andata pochi giorni prima del grande trionfo di suo figlio alle elezioni del 2019. Nella sua vita si è fatta convintissima portatrice del motto dell’Atleti, quel ‘Nunca dejes de creer’ (non smettere mai di crederci) di cui il cholismo è la massima espressione sul campo, tanto che, dopo il suo decesso, i famigliari hanno voluto che il suo necrologio lo riportasse declinato in terza persona. ‘Nunca dejó de creer’. Non ha mai smesso di crederci, proprio come il cholo Diego Pablo Simeone e la sua banda, trascinata dal pistolero Luis Suarez, da capitan Koke, da Diego Llorente e da Angelito Correa, che sabato hanno rimontato il Valladolid, vincendo l’undicesima Liga della loro storia, a 7 anni dall’ultima volta.