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Il primo gol non si scorda mai. Specie se è stato a lungo atteso. Intendiamoci: suona strano dire "a lungo" se parliamo di un 19enne alla sua prima stagione da professionista, che alla 10a partita è riuscito a buttare la palla in rete; ma per uno come Mattia Aramu, capocannoniere del campionato Primavera lo scorso anno e da sempre (ma soprattutto negli ultimi anni) abituato a trovare la porta con regolarità, il gol era un'abitudine. Colpa di un'evoluzione tattica in corso, se a Trapani ha impiegato 440 minuti a sbloccarsi: mister Boscaglia ne ha arretrato il raggio d'azione, facendone sempre più un centrocampista.

Ed è bello, per Urbano Cairo e per i tifosi granata, cullare il sogno di un futuro tridente d'attacco che ai lati abbia Aramu da una parte e Vittorio Parigini dall'altra. Per il talento classe 1996, invece, a Perugia il gol è arrivato in Coppa Italia, mentre in campionato è ancora a secco ma ha già 2 assist segnati sul proprio taccuino. Due ragazzi cresciuti a pane e Toro fin dalla più tenera età, due torinesi (l'uno di Cirié, l'altro di Moncalieri) per far rivivere almeno un po' quel modus operandi del Toro che fu. Un tridente cui mancherebbe, nell'immaginazione, solo una punta centrale in grado di segnare con regolarità. Proprio come oggi, nella realtà.