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Quando la palla esce dai suoi piedi, si vede subito che ha un giro diverso. Più veloce, più profonda, più illuminante, quasi prende di sorpresa: ieri, contro il Genoa, in una partita difficile e scorbutica, Christian Eriksen ha trovato alcuni spazi filtranti che non esistevano, che non era visibili a occhio nudo per i comuni mortali ma che invece sembravano corridoi davanti ai suoi occhi. Oppure passaggi apparsi semplici, come un'apertura per Perisic, che semplice non era. Insomma, il trequartista dell'Inter non fa mai la giocata banale. Il problema è che non sembra essere compreso dai compagni. E da Conte. 

DIVERSO - Non è un caso che l'Inter trovi il gol dopo l'ingresso in campo di Barella al posto dell'ex Tottenham: più dinamico, più di gamba, più aggressivo, meno trequartista. In sostanza a immagine e somiglianza del calcio di Conte. Quello che Eriksen non è. E' come se il tecnico nerazzurro sia riuscito a installare il chip consentente il suo calcio nella mente di tutti i componenti della rosa, da Ranocchia ad Hakimi da Lukaku a Pinamonti. Ma non a Eriksen. 
INDIPENDENTISTA - E' come se lui andasse fuori giri, continuasse a predicare il suo credo, indipendentista della sua idea di calcio, fatta di qualità, di ritmi non velocissimi ma capace di mandare in porta quelli velocissimi, quando c'è campo aperto. Invece, con Conte, si va subito da Lukaku, dal gigante Lukaku, che fa salire, che fa la guerra e che, soprattutto, fa gol. Non un'idea sbagliata eh, ma diversa da quella di Eriksen. Illuminante, ma incompreso. E forse troppo di qualità per il calcio di Conte, fatto di battaglia, di guerrieri, di corridori. E anche della sua Inter.