All’Inter è andata bene. Molto bene. Contro questo Barcellona (27 tiri verso la porta e 60 per cento di possesso palla) sarebbe potuta finire con una sconfitta fragorosa. Invece è stato 1-1, con due gol negli ultimi dieci minuti (Malcom e Icardi) e San Siro che ha tirato un poderoso sospiro di sollievo. E’ vero che, calendario e classifica alla mano, a fine mese (il 28) l’Inter dovrà giocare a Londra contro il Tottenham. Il quale, battendo i nerazzzurri, può raggiungerli. Ma all’ultima giornata l’Inter ospiterà un Psv già spacciato, mentre gli inglesi andranno a Barcellona. Insomma il punto fa bene e sorregge nella fede. Soprattutto in Italia dove si guarda solo al risultato. O, peggio, è il risultato a determinare i commenti.

Il mio è sintetico: il Barcellona avrebbe strameritato di vincere, con Messi (in tribuna) quasi certamente ci sarebbe riuscito, tuttavia ha un limite colossale. L’obiettivo della squadra, marchiata ancora dal guardiolismo, non è il gol, bensì il palleggio. Lo scarto e l’impennata sono incarnati da Messi, il resto è calligrafia, un manierismo fine a se stesso che avvicina la porta senza profanarla. E’ vero che il migliore in campo è stato Handanovic perché ha parato tutto il possibile e anche di più. Tuttavia la maggioranza delle conclusioni dei catalani erano prevedibili. Nel primo tempo sembrava volessero andare in porta con la palla e quando hanno tirato avevano poco spazio o poco specchio.

Nella ripresa, invece, sia i centrocampisti che gli attaccanti hanno cercato di far gol da ogni posizione, spesso forzando. Male Suarez che, in assenza di Messi, sentiva il peso di segnare ed è stato grossolano e approssimativo. Pessimo Dembelé, sostituito forse troppo tardi (81’) da Valverde. Malcom non è un fenomeno, ma è concreto. In campo da due minuti - ne aveva giocati 25 in tutta questa prima parte di stagione - ha trasformato un contropiede nel gol che poteva valere il successo e la qualificazione al primo posto.

L’Inter ha pareggiato quattro minuti dopo (87’) con Icardi, al culmine di un’azione in cui a brillare più di tuti è stato Lautaro Martinez, inserito da Spalletti (85’) al posto di Brozovic (stanco e ammonito per un fallaccio su Malcom). La conquista della palla in area e la difesa da parte del Toro hanno permesso a Vecino di tirare, anche se in maniera sporca, verso la porta. Piquè ha respinto, sul pallone è planato Icardi come un rapace e, dopo una finta per liberarsi del marcatore diretto, ha messo dentro.

Massimo risultato con massimo sforzo. Lo scrivo perché se la differenza tra l’Inter e il Barcellona è apparsa ancora vasta e profonda, non si può certo dire che l’Inter abbia giocato una partita qualsiasi. No, ci ha messo impegno, attenzione (soprattutto difensiva), brio nelle ripartenze degli esterni (meglio Politano di Perisic), corsa dei centrocampisti. Certo la palla si è vista poco perché è stata quasi sempre tra i piedi dei catalani che hanno due qualità straordinarie. La prima: sanno tutti costruire dal basso senza buttarla mai via; quando vogliono riconquistarla vanno in pressing coordinato in ogni zona del campo.

Contro un avversario molto alto e altrettanto corto, l’Inter avrebbe dovuto giocare qualche pallone dietro la linea dei difensori. O intensificare i cambi di fronte per avvantaggiare le giocate uno contro uno degli esterni. La mia analisi, comunque è che più di questo (cioè una difesa ordinata, diverse uscite coraggiose dalla terza linea, qualche tentativo in controgioco) l’Inter attuale non potesse fare. Con il Barcellona resta il solco, ma è una differenza che riguarda molta parte del calcio europeo e mondiale.

Mi aspettavo di più da Nainggolan, poco in partita e sostituito da Borja Valero, assai più tonico di lui, e da Suarez. Non so se avesse la luna storta, ma l’uruguaiano nel cercare il gol è stato spesso frenetico, ha sbagliato tanti passaggi e ha perso più di qualche contrasto contro uno Skriniar superlativo. Decisamente meglio Coutinho che, oltre ad essere stato determinante nell’azione del vantaggio del Barcellona, è stato più preciso, più altruista e più pericoloso.

Partita bellissima e senza pause. Il Barcellona complessivamente ha dominato senza saper chiudere alcuni contropiede micidiali (tranne uno, l’ultimo). Clamoroso quello che al 60’ ha portato Rakitic a tu per tu con Handanovic. Il centrocampista, bravo quasi in tutto, gli ha tirato addosso nonostante la superiorità numerica, cioè il 3 contro 2.

Per capire qual è la sua forza reale, mi sarebbe piaciuto vedere il Barcellona soffrire uno svantaggio. Convinto come sono che non esistano squadre perfette, penso a qualche piccolo deragliamento mentale. L’Inter, per ora, insegue. Non è vicina e non è lontana. Ma c’è e può stare con le migliori sedici. Un’impresa alla quale pochi credevano davvero.
IL TABELLINO

Inter-Barcellona: 1-1

Marcatori: Maicon 38’ s.t., Icardi 43’ s.t.

Inter (4-2-3-1): Handanovic; Vrsaljko, de Vrij, Skriniar, Asamoah; Vecino, Brozovic (dal 40’ s.t. Lautaro Martinez), Nainggolan (dal 18’ s.t. Borja Valero); Politano (dal 35’ s.t. Candreva), Icardi, Perisic:

Barcellona (4-3-3): ter Stegen; Sergi Roberto, Piqué, Lenglet, Jordi Alba; Rakitic, Busquets, Arthur (dal 28’ s.t. Vidal); Dembele (dal 35’ s.t. Malcom), Suarez, Coutinho

Ammoniti: 42’ Rakitic (B), Brozovic (I), Perisic 43’ s.t.

Espulsi:

Arbitro: Szymon Marciniak