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Alberto Pairetto, dirigente della Juventus incaricato di curare i rapporti con la tifoseria, ha testimoniato davanti ai giudici e ai pm dell'inchiesta 'Last Banner' partita per approfondire il rapporto diretto fra i gruppi della tifoseria organizzata, la malavita e il club bianconero. Come raccontato da Repubblica, fu lo stesso Pairetto a denunciare le pressioni degli ultras.

LA DENUNCIA - "Ho ricevuto pressioni dai capi ultrà affinché venissero concessi loro dei favori. Se non avessimo accettato avrebbero causato gravi problemi alla società con le loro proteste", 

I BIGLIETTI TOLTI - "Bilgietti tolti? Ci fu malcontento, dissero ‘questa cosa non va bene, vuol dire tagliarci fuori, vuol dire che dobbiamo tornare ai vecchi metodi. Ero molto preoccupato Quello che temevo si è poi puntualmente verificato".

IL PRECEDENTE - "Perché? Nella stagione 2016/17 i Viking imposero agli altri tifosi di non accedere al loro settore così che fosse visibile la loro protesta, poi la questura era intervenuta e aveva emanato un daspo per alcune persone".
LE MINACCE - "Cosa temevo? Proteste di striscioni contro la società, cori che potessero portare alla squalifica dal campo, e più in generale ripercussioni che avrebbero potuto portare a proteste di ordine pubblico e anche sanzioni alla Juventus. A quel punto gli ultras chiesero "borsoni con palloni e maglie, inviti alle feste come quella di Natale o per la vittoria dello scudetto. Dissi che non era possibile”.

LE RITORSIONI - "Si sentivano i padroni della curva, come se fossero a casa loro. Subito dopo la campagna di rinnovo degli abbonamenti i cui prezzi erano molto rincarati, il 29 giugno, iniziarono le prime proteste. Striscioni apparvero per tutta la città e non solo, erano molto pesanti e offensivi non solo contro la Juventus ma anche contro il presidente Andrea Agnelli. Erano di stampo razzista. La vera manifestazione del malcontento contro società avvenne a partire dall’inizio del campionato”.

CURVA MUTA - "A Juve-Lazio la curva è muta, non tifa, Idem contro il Sassuolo: la curva rimane muta per 80 minuti, cantano solo ultimi 10 minuti, la Juventus viene poi sanzionata per 15 mila euro per i cori "territoriali" che sono stati pronunciati. A Napoli si tocca l’apice: cantano solo al 39esimo del secondo tempo e solo cori territoriali e razzisti che portano alla squalifica della curva sud per due giornate. A Berna tentano di entrare allo stadio senza biglietto, dopo aver fatto in corteo dalla piazza principale fino allo stadio lanciando fumogeni, petardi e bombe carta".