Siamo passati dall’abbraccio di Napoli-Sampdoria (2 febbraio) al diverbio malcelato di Napoli-Arsenal. Il rapporto tra Insigne e Ancelotti si è rovesciato in pochi mesi e sta toccando ora i suoi minimi. All’epoca i due festeggiavano insieme il gol ritrovato dal fantasista dopo un lungo periodo di astinenza (Insigne non segnava in campionato dal 2 novembre), oggi invece fa rumore una panchina con l’Atalanta che sa molto di punizione. La smentita pubblica di Ancelotti è puro buon senso, serve ovviamente a gestire una situazione complicata, di per sé del resto abbastanza eloquente. Insigne non ha gradito il cambio contro l’Arsenal. In particolare la modalità. Se non gli sono piaciuti i fischi del San Paolo dopo il gol fallito intorno al quarto d’ora della ripresa, non gli è piaciuta nemmeno e forse soprattutto la sostituzione immediata effettuata da Ancelotti, troppo precipitosa e inopportuna per un capitano. In sostanza, non solo non si è sentito protetto, ma ha avuto persino la sensazione di essere esposto. Trattato come un capro espiatorio
 
GLI ERRORI DI INSIGNE Va detto che Insigne ha mancato un’occasione per partita nel doppio confronto con l’Arsenal. Né più né meno. E forse quella più clamorosa l’ha sciupata all’Emirates (dove a mio avviso ha giocato peggio). Su un cross radente di Callejon, Insigne a rimorchio calciò di prima intenzione, a botta sicura. Il più classico dei rigori in movimento. Ma quante volte dopo un errore clamoroso sentiamo la frase: “Ha sbagliato un rigore in movimento”? Son gol che si sbagliano, questi. Lo stesso Ramsey al ritorno se n’è mangiato uno simile. 



Ecco invece il principale capo d’accusa contro Insigne: il pallonettino tentato in corsa al San Paolo nella gara di ritorno. Rispondetemi un attimo: si tratta di un errore così grave da meritare fischi e sostituzione? 



La posizione è defilata e Maitland-Niles (che è un vero fulmine) sta per intervenire col piede sinistro. Il pallone non è a terra ma rimbalza, così Insigne tenta la soluzione più difficile, che però è anche l’unica a disposizione. Non può calciare diversamente. Il problema è che sbaglia dosaggio e il pallonetto finisce molle tra le braccia di Cech. Apriti cielo...  Vien giù lo stadio e Ancelotti accelera il cambio. Eppure il tecnico del Napoli recentemente aveva dichiarato in un’intervista: “Sono un tipo razionale, l’istinto non prevale mai nelle mie decisioni”. Trovo invece che in questa situazione si sia lasciato un po’ prendere, perché Insigne fino a quel momento era stato uno dei migliori in campo.  Nel primo tempo, tra l’altro, occasioni anche maggiori le avevano sprecate Milik e Callejon, non certo Insigne. Ecco perché a discolpa di Ancelotti si può menzionare l’alto numero di gol sbagliati dai suoi giocatori. Dovremmo allora interpretare l’errore di Insigne come l’ultimo di una lunga serie, la famosa goccia che fa traboccare il vaso. Mi viene in mente la scivolata di Zielinski su assist dello stesso Insigne nella partita di Londra. Sorvolo invece sui più freschi tentativi di Mertens contro l’Atalanta. Un male evidentemente condiviso da tutto il reparto d’attacco e che alla lunga infastidisce il tecnico di Reggiolo, al punto da indurlo a sostituzioni “punitive” e “irrazionali”.

COLPA DEL RUOLO? - C’è poi un’altra considerazione da fare: in campionato, nel girone di ritorno, Insigne ha segnato soltanto due reti (tra un infortunio e una squalifica). Il dato non sembra dipendere tanto dal “nuovo ruolo” o dal sistema di gioco di Ancelotti, con cui a onor del vero da settembre a dicembre aveva fatto benissimo. Piuttosto Insigne è da due anni che diventa meno preciso dopo il giro di boa. Anche nel 2018, infatti, ebbe un grosso calo nel momento clou della stagione (segnò solo tre reti nel girone di ritorno). E c’era Sarri e il suo beneamato 4-3-3.
 
GLI ERRORI DI ANCELOTTI Ma come sbagliano i giocatori, sbagliano tutti, anche gli allenatori. Ancelotti ad esempio ha commesso diversi errori prima e durante Arsenal-Napoli, la gara di andata che ha compromesso pesantemente il passaggio del turno. Errori di formazione (Mario Rui, Hysaj, Mertens, Fabian Ruiz nel doble pivote), di strategia e di lettura della partita. Su tutti, la scelta del modulo da contrapporre al 3-4-1-2 dell’Arsenal, e soprattutto il ripiego consistente nel tenere basse le ali del 4-4-2, abbandonando di fatto le proprie punte a un 5 vs 2 pressoché perpetuo quando i Gunners impostavano. A Insigne toccava un’uscita doppia, perennemente indecisa e in ritardo.  

Questo perché Mario Rui e Hysaj in teoria dovevano stare stretti, bloccati e vicino ai centrali per arginare Lacazette e Aubameyang. I problemi erano allora Kolasinac e Maitland-Niles, altissimi e in ampiezza. Risposta del Napoli: Callejon e Zielinski praticamente inchiodati. 



LE CORREZIONI DI ANCELOTTI – Nella gara di ritorno Ancelotti ha fatto il possibile, apportando numerose e convincenti correzioni. È stato ‘tradito’ da un’ingenuità di Meret e dalla poca precisione in fase realizzativa dei suoi giocatori migliori (vedi alla voce occasioni sprecate). Il Napoli infatti ha giocato alla pari contro un Arsenal molto più in difficoltà rispetto alla partita dell’Emirates. Ancelotti questa volta aveva scelto di mettersi quasi a specchio, col 3-4-2-1. In Champions del resto le cose migliori il Napoli le aveva mostrate con la difesa a tre. 
 


Notate la posizione di Fabian Ruiz e di Insigne. Il primo è stato riportato più avanti dopo le difficoltà in impostazione incontrate a Londra (e Zielinski a mio avviso ha snellito la manovra). Il secondo ha giocato addirittura sul centrodestra, ossia piuttosto lontano dalla ‘sua’ zona. O meglio, lontano dalla zona da cui partiva con Sarri (ala sinistra nel tridente). Nondimeno Insigne ha saputo rendersi pericoloso sia direttamente, attaccando in verticale la difesa altissima e piattissima dei Gunners, sia indirettamente, svariando su tutto il fronte d’attacco. Forse però Ancelotti non ha gradito lo stesso il primo tempo di Insigne da seconda punta, se è vero che nella ripresa è passato subito a un 4-4-2 iperoffensivo, inserendo Mertens per Maksimovic (e arretrando Callejon: terzino!). Notate di nuovo la posizione di Insigne e Fabian Ruiz, stavolta esterni a piede invertito. 



YOUNES ERA GIÀ PRONTO – E da esterno Insigne aveva già iniziato ad attaccare ugualmente e pericolosamente la profondità, servendosi dei suoi tagli in diagonale. Un’arma diversa rispetto alla catena Ruiz-Ghoulam del primo tempo. Un’arma che poteva sorprendere ancora e ancora la difesa piatta di Emery. L’intuizione di Ancelotti sembrava più che giusta. Poi è arrivato l’errore di cui sopra e la sostituzione repentina. Ma guardate qui sotto l’inizio dell’azione in questione, al momento del bel lancio di Zielinski per Insigne. A bordo campo si vede Younes già pronto per entrare. Il cambio era imminente, sarebbe avvenuto comunque.