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La celebre foto di Andrea Agnelli che bacia Massimo Moratti, icona di una fortunata campagna pubblicitaria benettoniana, s'impone per commentare alcuni inaccettabili episodi di cronaca.  Non soltanto dimostrano come Juve-Inter non finisca mai,  ma spostano sempre piu' in basso il modo sguaiato di vivere la passione sportiva.

Per rendersene conto, bisogna partire dall'esondazione  delle polemiche sul disastro di Tagliavento & Preti, a proposito del quale registriamo il silenzio assordante di Nicchi & Braschi,  i quali manco hanno chiesto scusa per le nefandezze di Juve-Inter, perpetrate soli sei giorni dopo le nefandezze di Catania-Juve.

Il capo della sezione milanese dell'Associazione Italiana Arbitri che insulta Moratti su Facebook e si vede comminare due mesi e 20 giorni di sospensione (chissa' se, dal Palazzo, ci spiegheranno se 2 mesi e 20 giorni siano una sanzione "congrua"); l'aggressione in un bar milanese al giornalista Marco Venditti, reo di professare una dichiarata fede bianconera, il che non gli impedisce di fare il proprio mestiere con professionalita' e rispetto per ogni opinione: i cronisti anti-juventini che, ieri sera, nella sala-stampa dello Juventus Stadium, esultano al terzo gol del Chelsea, mandando comprensibilmente su tutte le furie Conte.

Senza dimenticare le valanghe di insulti e di improperi che, l'una e l'altra fazione, si scambiano a ogni ora del giorno e della notte nelle sterminate praterie del web, dov'e' convinzione comune  si possa insolentire o attaccare chiunque, riparati dietro un nickname e una tastiera.

Chissa' perche', in questo meraviglioso Paese, il calcio deve essere vissuto in un modo che definire urticante e' un esercizio eufemistico. E' meglio dire ributtante.

Chissa' perche' non puo' essere possibile,non deve essere possibile, tifare "per" la propria squadra e non "contro" un'altra squadra. 

Perche' ad ogni errore, a favore o contro l'una e l'altra parte, scatti implacabile il giochino delle recriminazini reciproche su chi ha cominciato prima e chi ha cominciato dopo, andando a ritroso di anni e decenni, stritolati da un meccanismo perverso che non fa prigionieri.

O meglio. Li fa, segregando l'una e l'altra parte nel circolo vizioso di una rivalita' che non resta mai nell'ambito squisitamente sportivo, che non conosce ironia e autoironia, ma gretto sarcasmo, quotidianamente ingurgitato come una dose di veleno.

Eppure, basterebbe ripartire dalle parole di Buffon dopo Juve-Inter: "I nostri avversari hanno meritato di vincere perche' hanno giocato meglio di noi". 

E' cosi' difficile?

Xavier Jacobelli

Direttore Editoriale www.calciomercato.com