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Siamo sempre stati sostenitori convinti del Var, per un motivo di base estremamente semplice: è assurdo che un errore arbitrale evidente e importante, di cui tutti sono consapevoli dopo pochi istanti, non venga corretto in modo tale da garantire il regolare svolgimento della partita. Dopo quanto è successo nelle prime due giornate di campionato del 2020, però, la nostra idea sta cambiando. La ragione? Estremamente semplice pure questa: che senso ha avere il Var se non lo si utilizza quando serve?

La settimana scorsa è capitato in Genoa-Sassuolo: tuffo in area di Sanabria, rigore concesso per un abbaglio clamoroso dell’arbitro, non cancellato dal Var; gol di Pandev nato da un fallo di Criscito su Berardi, anche questo senza alcuna correzione al video. E stavolta è capitato in Inter-Atalanta: l’arbitro non ha visto il netto fallo di Lautaro su Toloi che avrebbe determinato il rigore e l’espulsione dell’argentino e il Var non lo ha richiamato a osservare di nuovo l’azione in tv.

Chi ha visto le immagini degli episodi che citiamo, sa che si tratta di errori chiari ed evidenti, come si ama dire oggi per giustificare l’intervento del Var. E allora tanto vale toglierla, questa benedetta moviola, così se non altro ricominceremo a dire: facile per noi giudicare davanti alla televisione, per l’arbitro in campo è tutto complicatissimo… Perché la realtà, oggi, è che gli arbitri non solo sbagliano in campo, e a volte ci sta, ma non sanno nemmeno osservare le immagini alla moviola, e questo è inammissibile.
A proposito: l’arbitro di Genoa-Sassuolo era Irrati, il quale era anche il Var di Inter-Atalanta (il fischietto lo aveva Rocchi). Qualcuno ha provato a convincerci che fosse il numero uno davanti alla tv. Bene, è arrivata l’occasione per lasciarlo davvero a guardare la televisione per un bel po’. Ma quella di casa.

@steagresti