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Nicolò Barella, centrocampista dell'Inter, parla al sito della Uefa a poche ore dal match contro il Borussia Monchengladbach, esordio in Champions per la stagione 2020/21: "Il gol con lo Slavia l'anno scorso? E’ stato molto emozionante perché ero in panchina e non mi aspettavo nemmeno di entrare. Credo che il mio urlo di gioia sia stato strozzato solo perché quello era il gol del pari, non quello della vittoria".

GLI OTTAVI - "Ho spesso detto che era il nostro primo anno nel nostro processo di crescita, siamo anche arrivati a risultati importanti. Forse è mancato solo l’ultimo passo. Nella fase a gironi abbiamo giocato grandi partite contro Barcellona e Dortmund ma alla fine abbiamo perso le due partite in trasferta. Quando si affrontano le grandi squadre dobbiamo imparare a chiudere le partite. La Champions League rappresenta il massimo livello in Europa, qualcosa che si capisce subito sin dal calcio d’inizio. Non ci sono partite semplici o risultati scontanti. Forse è più facile in Serie A, in Champions League ogni partita è una finale". 

SU CONTE - "Mi ha aiutato molto da quando sono arrivato Sono diventato un giocatore più completo. Credo di essere migliorato nel gestire le partite e sono migliorato nel tempismo nello scegliere le giocate".

SUL TRIPLETE - "Ovviamente me la ricordo bene. Ho anche riguardato qualcosa in TV recentemente in cui si parlava di quegli anni. Quella era una grande squadra con tanti giocatori straordinari. Non che manchino in questa squadra, ma dovremo dimostrare la nostra forza sul campo. Loro lo hanno fatto. L’unico rimpianto è quello di essere tornati quest'anno a casa senza il trofeo dell'Europa League, ma spero che arriverà anche il momento di sollevare un trofeo prima o poi". 
LA SQUADRA - "Siamo davvero un buon gruppo, sempre pronti ad aiutarci l’un l’altro per il bene della squadra".

L'IDOLO - "Come ho sempre detto il mio idolo è sempre stato Stankovic. Sono sempre stato ammaliato dalle sue giocate e dai suoi gol soprattutto. Anche lui era uno che faceva diversi gol, ha fatto il trequartista, la mezzala, però poteva interpretare tutti i ruoli di centrocampo a modo suo. Questo mi ha sempre affascinato".

LA PANCHINA LUNGA - "​Sì, sicuramente. Sono arrivati alcuni grandi giocatori. Alcuni altri sono tornati dopo aver fatto bene in altre squadre. La formazione la deciderà il mister volta volta, ma una panchina lunga può sicuramente aiutare in partite e situazioni difficili. Ci saranno tante partite ravvicinate in competizioni diverse, quindi ci sarà spazio per tutti per giocare e dare una mano". 

L'ESSERE SARDO - "​l fatto di essere sardo e cagliaritano per me è un grandissimo orgoglio. Siamo una popolazione che sembra molto chiusa, ma tra di noi c’è grande forza".