Nel derby di MIlano io sto con Oscar Wilde: “Quando tutti mi danno ragione comincio a pensare di avere torto”. 

E non c’è dubbio che se scrivessi che vince il Milan - com’è probabile - la stragrande maggioranza dei lettori, compresi molti interisti, sarebbe d’accordo con me. Vado perciò controcorrente e prevedo un pari che per l’Inter, date le condizioni, sarebbe una mezza vittoria.

Intanto perché neutralizzerebbe un’altra possibile delusione dopo la sconfitta con eliminazione dall’Europa League; poi, perché manterrebbe inalterato il distacco di un punto dal Milan e dal terzo posto. Se a questo aggiungiamo che la Roma ha perso a Ferrara, restando lontana quattro punti, in casa nerazzurra si può pensare all’appuntamento del derby con un po’ di angoscia in meno.

Ma dire che l’Inter è a pezzi è dire poco: giovedì mancavano troppi giocatori, purtroppo le idee sono sempre mancate. Posso sbagliarmi, ma non ricordo una squadra di Spalletti così povera di organizzazione ed equilibrio, continuità e coraggio. Da mesi, al di là dei risultati negativi, l’allenatore si sta giocando la reputazione. Non solo il gioco si è involuto fino a non essere minimamente interpretabile, ma le mosse pubbliche e private, soprattutto verso Marotta e la società, hanno indebolito la sua posizione.

Non rischia solo l’esonero
- scontatissimo a fine stagione - ma anche un lungo periodo di oblio. Che significa uscire dal grande giro, ridimensionarsi, ricominciare altrove e con prospettive di medio o corto raggio.

Salvare la partecipazione alla prossima Champions rappresenta un risultato insufficiente. Vincere questo derby - dopo il successo dell’andata - sarebbe comunque riduttivo perché Milano non è Roma dove il derby è tutto. Spalletti ha spesso sbagliato nella comunicazione interna ed esterna, ha gestito male - al pari della società - il caso-Icardi, si è avvilupato tatticamente su se stesso cambiando poco o, comunque, senza trovare soluzioni. Contro il Milan dovrebbe schierare il 4-3-3. Nainggolan non ce la fa nemmeno per la panchina e in mezzo dovrebbero giocare Brozovic da centrale con Gagliardini e Vecino (pessimo con l’Eintracht) ai lati. Dietro ritorna Asamoah, davanti rientra Lautaro. Il più in forma è certamente Politano (straordinario giovedì), mentre mi aspetto un qualsiasi miglioramento da Perisic: non può giocare sempre così male.

Non è pensabile che l’Inter rovesci la propria condizione mediocre come ha fatto la Juve martedì al cospetto dell’Atletico di Madrid. E’ però sperabile  - almeno per il suo popolo appassionato e dolente - che un episodio indirizzi la gara dalla sua parte. 

Il Milan sta bene, ha recuperato tutti (tranne, ovviamente, il lungodegente Bonaventura), ha abbondanza in ogni reparto (il che gli consentirà cambi adeguati in qualsiasi momento), vive uno stato di grazia atletico e, soprattutto, è consapevole della propria forza. Può peccare forse di superbia se crede di andare incontro ad una partita facile, Paquetà viene di certo da una partita modesta, ma Gattuso sa che, eventualmente, può inserire Biglia in mezzo spostando Bakayoko a mezzala. 

Se Gattuso vince, non solo riscatta davanti al proprio pubblico la sconfitta dell’andata, ma stacca l’Inter forse in maniera definitiva (andrebbe a più quattro). Ora è vero che Leonardo e Maldini hanno rinforzato la rosa con Paquetà e Piatek, ma è altrettanto vero che l’allenatore ha saputo inserirli in fretta e gestirli con sagacia. Il tutto senza abdicare alle proprie convinzioni tattiche e ai propri principi. Se il Milan ha sorpassato l’Inter è perché gioca meglio, perché i giocatori sanno sempre cosa fare, perché i singoli vengono esaltati dal collettivo. 

Tutto va così bene che non mi sorprenderei di un inciampo. Ma bisognerebbe che l’Inter ritrovasse la coesione di quattro o cinque partite fa. E mi sembra che adesso le manchi la forza, oltre che la voglia. C’è aria di smobilitazione antcipata il che potrebbe compromettere la stagione completamente. Un pareggio non cambierebbe la vita, ma tornerebbe a dare speranza. Anche perché c’è chi sta peggio: vedi la Roma.