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Per la prima volta, da quando purtroppo si gioca a porte chiuse, è stata una fortuna per l’Inter non avere i suoi tifosi ieri sera, perché Handanovic e compagni sarebbero usciti sotto un concerto di fischi. Nemmeno questa, però, può essere una magra consolazione per Conte, il principale responsabile della più grave sconfitta stagionale dei nerazzurri. La sfida con il Real Madrid, tra l’altro dimezzato per le gravi assenze di Sergio Ramos e Benzema, era una finale secondo le parole del tecnico alla vigilia, persa nel modo peggiore senza il minimo alibi. A questo punto soltanto un miracolo potrebbe riaprire le porte degli ottavi, perché paradossalmente - ma non troppo - è più facile che l’Inter chiuda all’ultimo posto che al terzo, valido come un anno fa per consolarsi almeno in Europa League, con o senza il Milan. 

Mai in partita, l’Inter ha sbagliato l’approccio, come si dice in questi casi, entrando in campo senza la giusta mentalità per aggredire gli avversari, ai quali sarebbe bastato il pareggio per tenere a distanza i nerazzurri. Barella, uno dei preferiti di Conte per la sua grinta, ha subito commesso un’entrata stupida, commettendo un fallo da rigore evitabilissimo. Poi Conte è stato tradito dal nuovo acquisto che più di tutti aveva voluto, il nervosissimo Vidal, espulso per eccessive proteste, quando l’Inter era già sotto di un gol e poteva ringraziare il palo che aveva negato il raddoppio a Lucas Vazques e l’errore di Mendy che si era divorato un’altra rete. Nessun alibi, quindi, per la sconfitta in particolare e per questo avvio di stagione in generale. Tra campionato (8 partite) e Champions (4) l’Inter soltanto una volta su 12 non ha incassato almeno un gol, contro il modesto Genoa, che quel giorno non aveva nemmeno tirato una volta in porta

Numeri non casuali che stridono in maniera preoccupante con quelli della stagione scorsa, quando l’Inter aveva chiuso il campionato incassando meno gol di tutti, Juventus compresa. E proprio ripensando a quel secondo posto finale a meno uno dai bianconeri, anche se per la verità la distanza reale era di meno 7, quella cioè del giorno in cui la Juventus si aggiudicò aritmeticamente lo scudetto, il bilancio della seconda stagione di Conte è in profondo rosso. Comprensibile, quindi, la rabbia dei tifosi perché in campionato l’Inter è soltanto al quinto posto, a 5 punti dal Milan che l’ha già battuta nel derby e a uno dalla Juventus, con la prospettiva di giocare sabato sul campo del Sassuolo, che è secondo ed è la squadra più in forma del momento
Ecco perché il fantasma di Allegri, che era già pronto per sostituire Conte alla fine del campionato scorso, rischia di diventare sempre meno fantasma e sempre più ipotesi concreta. E’ vero che esonerare Conte costa molto, ma se l’Inter non dà segni di risveglio, a cominciare dal campionato, continuando così rischia di non rientrare nemmeno in Champions League la prossima stagione. Il ragionamento da fare, quindi, è un altro: che senso ha inseguire per tutto l’anno un piazzamento in Champions per poi uscire subito, come non è successo all’Atalanta al debutto un anno fa, e come con ogni probabilità non succederà quest’anno alla Lazio? Nessuno dai vertici di Suning lo ammetterà, ma Conte è sotto esame e il primo bilancio per lui verrà fatto tra un mese quando ci sarà la sosta natalizia e il successivo mercato di gennaio. 

E parlando di mercato è inevitabile pensare al futuro di Eriksen, destinato a partire se rimarrà Conte. Perché i casi sono due: o il danese, che rimane un ottimo giocatore, non è adatto alle idee di Conte per carattere o caratteristiche, oppure Conte non sa utilizzarlo nel modo migliore. Di sicuro, però, ha sbagliato Conte a inserirlo contro il Real Madrid negli ultimi 5’ al posto di Lukaku, quando la sconfitta era ormai inevitabile. Una mossa inutile e umiliante che al di là del paragone tecnico tra i due giocatori ha ricordato i famosi 6 minuti di Rivera al mondiale in Messico, quando l’Italia stava già perdendo 4-1 nella finale contro il Brasile. Non è così che si recupera un giocatore che comunque rappresenta un capitale per la società. Ma soprattutto non è con questi risultati che si costruisce un’Inter da scudetto e Champions. E allora occhio alle prossime partite in Italia e in Europa. Perché le porte per adesso rimangono chiuse per i tifosi, ma andando avanti, anzi indietro così, rischiano di chiudersi anche per Conte.