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Anche se mi è piaciuta assai meno del solito, l’Inter di Conte si avvia a conquistare uno scudetto che non riuscirebbe a perdere nemmeno se volesse. Con la vittoria sul Parma (2-1) ha sei punti di vantaggio sul Milan e dieci su Juventus (una partita in meno) e Atalanta. Proprio la squadra di Gasperini sarà il prossimo avversario della capolista (lunedì sera) e forse, dopo quella gara e, soprattutto, dopo l’esito di Juventus-Lazio di sabato, si potrà cominciare a dire qualcosa di definitivo
Per quanto mi riguarda, io definitivo lo sono da un bel po’, ma - si sa - il mondo del calcio è pieno di cacadubbi, permalosi, scaramantici e autolesionisti che non sopportano il pronostico a lunga scadenza, a parte, naturalmente, il proprio. Fregandomene assai di costoro e di molti altri, ribadisco che lo scudetto lo vincerà l’Inter perché, oltre ad una rosa ottima anche se non la più abbondante dell’intero reame, è guidata da un allenatore vero e bravo (Conte è un fenomeno sul lungo periodo), è protetta da dirigenti abili e capaci (Marotta e Antonello ancorché colpiti dal Covid) e non ha l’impegno delle Coppe (non è un merito, ma è diventato un vantaggio). 

Quanto alla concorrenza bisogna dire che il Milan, formidabile per metà stagione, sta perdendo battute e perderà altre posizioni (non sono più sicuro neanche che arrivi tra i primi quattro), mentre la Juve è la peggiore degli ultimi dieci anni - punti alla mano - fatta eccezione per quella assai meno strombazzata di Gigi Delneri che, al contrario di altri, riuscì comunque a portare in Champions sia il Chievo che la Sampdoria. 
Non sarebbe giusto, però, dire che l’Inter vince per mancanza di avversari.

Come non era serio pensare che contro il Parma, penultimo in classifica, avrebbe passeggiato. Infatti nel primo tempo ha creato poco. Quando, però, nel giro di sette minuti (54’ e 61’), ha colpito due volte con Sanchez era lecito ritenere chiusa la partita. 
Invece, così, non è stato e il Parma a venti minuti dalla fine (70’) l’ha riaperta con Hernani. D’Aversa nel finale ha schierato sia Pellè (all’esordio con il Parma) sia Inglese, ovvero una sorta di doppio centravanti in un 4-2-4 a trazione anteriore. Ma il pareggio non è stato neanche sfiorato e l’Inter, seppur chiusa un po’ all’indietro, ha portato a casa i tre punti preventivati. 

La partita è stata molto equilibrata nel primo tempo a dimostrazione che l’Inter, quando si tratta di avere la costante iniziativa, non si sente esattamente a proprio agio. Ovvio, situazioni per segnare almeno un paio di gol ce ne sono state (30’ assist di Hakimi nell’area piccola per un distratto Eriksen; 32’ Perisic prima e Skriniar poi respinti da Sepe e da un difensore parmigiano; 37’ Lukaku in diagonale con respinta di piede di Sepe), ma il Parma ha fatto la sua bella figura pressando alto, non rinunciando mai alla manovra e avvicinandosi per primo al vantaggio (15’) con un colpo di testa di Kurtic deviato da Handanovic. 

L’Inter, insomma, ha costruito un po’ meno bene del solito, ha trovato aggressività nei difensori avversari (bene Valenti nel primo tempo contro Lukaku) e ha faticato a trovare il tiro da fuori o, come si dice, a rimorchio di qualche azione sulla fascia di Hakimi. 
Ma nel secondo tempo è bastato un rimpallo sulla combinazione Brozovic-Lukaku per consentire a Sanchez un lesto tiro in porta, rallentato prima da Sepe e poi quasi allontanato da Gagliolo sulla linea di porta. La tecnologia, però, ha segnalato a Pasqua che la palla, anche se di poco, era entrata. 
A quel punto l’Inter avrebbe potuto dilagare perché, prima del raddoppio di Sanchez su sapiente assist di Lukaku, Perisic ha sparato alto un lungo passaggio di Bastoni. 

Resta da sottolineare come sia stato il secondo gol dell’Inter. Oltre che segnalare, come fatto, il merito di Lukaku, va spiegato che si è trattato del più classico dei contropiede. Non ripartenza in campo corto, ma risalita di un uomo solo (Lukaku appunto) in campo aperto, su pallone uscito dalle maglie difensive interiste (l’ha allungato Eriksen). 
Nulla di peccaminoso - sia detto con chiarezza - solo un ragionamento per ribadire che l’Inter è soprattutto una squadra che attende e riparte. Il che non significa essere catenacciari, ma il calcio offensivo che pure tanto piace a Conte, è altro e lui lo sa perché lo ha praticato sia da calciatore che da tecnico.

Il gol del Parma (cross di Pezzella e destro al volo di Hernani) è arrivato quando l’Inter aveva avvicendato Eriksen con Vidal. Il fatto è del tutto fortuito, anzi il cileno ci ha messo intensità e corsa. Certo non è ancora al massimo, ma la colpa non è sua.
Si sono visti anche Lautaro per Sanchez e Darmian per Perisic. Niente di speciale, solo che ormai tutti sanno lottare per l’obiettivo. Che è grande e non troppo lontano. 


IL TABELLINO:
Parma-Inter 1-2 
Gol: 9’, 17’ s.t. Sanchez, 26’ s.t. Hernani. 
Assist: 17’ s.t. Lukaku, 26’ s.t. Pezzella. 
PARMA: Sepe; Bani, Valenti (dal 21’ s.t. Busi), Osorio, Gagliolo (dal 21’ s.t. Pezzella) ; Hernani (dal 39’ s.t. Pellè), Brugman, Kurtic; Kucka (dal 22’ s.t. Inglese); Karamoh, Man (dal 1’ s.t. Mihaila). 
INTER: Handanovic; Skriniar, de Vrij, Bastoni; Hakimi, Barella, Brozovic, Eriksen (dal 22’ s.t. Vidal), Perisic (dal 39’ s.t. Darmian); Lukaku, Sanchez (dal 31’ s.t. Lautaro). 
Arbitro: Pasqua. 
Ammonito: Darmian.