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Conte è un’altra persona, un professionista diverso. Non sappiamo se migliore o peggiore di prima, forse più umano e meno vincente, di sicuro irriconoscibile. Lui, malato di successi e di trofei fino all’esasperazione, quello per il quale “il secondo è il primo dei perdenti“, in perfetto stile Juve, adesso dice che in fondo non sarebbe così grave se l’Inter dovesse aspettare 4 anni per alzare una coppa o conquistare uno scudetto. “Il Liverpool ha atteso tanto con Klopp, ma ha costruito qualcosa di grande e poi sono arrivati i risultati”. Se qualcuno gliela avesse suggerita qualche mese fa, una frase del genere, sarebbe stato mandato subito a quel paese.

Una metamorfosi inspiegabile. Cos’è successo al cattivissimo (sul piano sportivo) Conte per diventare così riflessivo, malleabile, quasi filosofico? Un cambiamento impossibile da spiegare e giustificare. Forse c’è dietro qualcosa che è capitata nel famoso incontro con Zhang e i dirigenti dell’Inter al termine della scorsa stagione: noi ti compriamo chi vuoi, quindi Vidal e Kolarov anziché i giovani già opzionati, ma tu la smetti di farci passare per fessi. O forse Conte vuole semplicemente mettere le mani avanti, immaginando critiche e polemiche nel caso in cui dovesse terminare anche questa annata senza trofei.

Il fatto è che le scelte di mercato dell’Inter, ispirate da Conte, vanno in direzione diametralmente opposta rispetto alla nuova linea seguita a parole dal tecnico nerazzurro. Vidal e Kolarov, così come Sanchez, non sono uomini per costruire, ma per vincere adesso. Al di là degli errori che alcuni di questi stanno commettendo, la loro età non permette di progettare e lavorare per il futuro. Sono acquisti da instant team: arrivare, vincere, scappare. Se si era intenzionati a lavorare sulla squadra di domani, allora valeva la pena preferire un paio di ragazzi da far crescere assieme alla squadra.
Ma probabilmente Conte non è davvero cambiato, si è solo messo una maschera. Quando la toglierà, ci sarà da avere paura.

@steagresti