Undici sfide alla fine del campionato, 33 punti a disposizione per agguantare la Champions, 21 dei quali da guadagnare lontano dalle mura amiche, dato che da qui a maggio l’Inter si ritroverà a giocare solo quattro match in casa. Delle ultime 13 partite, i nerazzurri ne hanno vinte solo due, contro Bologna e Benevento in casa, poi delusioni o magre consolazioni, come il pareggio di domenica sera contro il Napoli. Per l’Inter che non sa più come si vince, serve immediatamente una scossa, uno schiaffo forte che in qualche modo riesca a tirare fuori l’orgoglio di calciatori assuefatti, confusi e slegati al contesto.  

DISASTRO DA EVITARE - Deve averci pensato anche Luciano Spalletti, che già dalla settimana del derby (poi rinviato) ha iniziato a volgere lo sguardo in maniera sempre più preoccupata verso la spietata clessidra. I granelli di sabbia ormai si contano e con la media punti degli ultimi tre mesi l’Inter non rischia solo la qualificazione in Champions, ma anche di farsi scavalcare dal Milan, passato da -18 a -5. Un disastro che non lascerebbe indenne nessuno, neanche il tecnico toscano, che dopo le carezze (troppe e a volte ingiustificate) di gran parte della stagione, ha deciso di ricorrere alla vanga. 

LA SVEGLIA - «L’Inter non ha qualità», ha denunciato il tecnico toscano, che non ha tutti i torti. Ad inizio stagione, però, la squadra aveva evidenziato altri pregi: determinazione, audacia, compattezza e freschezza atletica: spariti anche quelli, ma forse recuperabili. Spalletti è probabilmente giunto alla conclusione che servisse una sveglia per riportare il gruppo all’inclemente realtà che vede il Milan a due passi e la Champions a serio rischio. Un’eventualità (quella della mancata qualificazione) che porterebbe la società di corso Vittorio Emanuele a rivedere per l’ennesima volta i piani di sviluppo, dopo che che il primo a parlarne fu lo stesso Spalletti a Brunico: «Ho due anni di contratto, ma sarà determinante il primo. All’Inter è la stagione della verità per molti giocatori e anche per i dirigenti, perché questa volta ai tifosi non gli si potrà più raccontare niente».