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Se fossi un tifoso dell’Inter, a prescindere dalla vittoria contro il Getafe e da quello che potrà succedere in Europa League, nella prossima stagione vorrei vedere Allegri al posto di Conte, per almeno cinque motivi.

Prima di tutto, perché Conte ha esagerato, e quindi anche stancato, con le sue lamentele in generale e con le sue accuse alla società in particolare. Se si poteva, almeno in parte, comprendere in passato, soprattutto quando si sfogò subito dopo avere perso una partita importante a Dortmund, stavolta non si può giustificare perché si è lamentato dopo la convincente vittoria a Bergamo che ha regalato all’Inter il secondo posto. Non credo, quindi, ripensando ai numerosi e polemici divorzi nella sua carriera di allenatore, che nel caso in cui rimanga smetta di lamentarsi in futuro.

È molto più probabile, invece, che Conte essendo recidivo alimenti nuove e pericolose tensioni nell’ambiente tra società e squadra, arrivando alla rottura definitiva.  È ancora fresco il ricordo di quanto accadde nell’estate del 2014, quando Conte abbandonò la Juventus, in ritiro precampionato già da due giorni, per dissidi con la società dopo la chiusura del mercato. Nella storia del calcio, non soltanto della Juventus, non esistono precedenti di un allenatore che lascia il club durante il ritiro estivo per sua scelta, semmai il contrario.

E allora, proprio ripensando a sei anni fa, ecco il secondo motivo per cui sono favorevole all’arrivo di Allegri che già allora sostituì Conte, secondo cui non si poteva entrare in un ristorante da cento euro con dieci euro in tasca. Con quella stessa squadra che non aveva costruito lui, senza Cuadrado che Conte considerava indispensabile, Allegri vinse subito in Italia e in Europa: cinque scudetti in cinque anni ma soprattutto due finali di Champions in cui la Juventus si è dovuta inchinare soltanto a due grandissimi avversari, il Barcellona di Messi e il Real Madrid di Ronaldo.
E in fondo proprio questo rendimento europeo rappresenta il terzo motivo per cui Allegri potrebbe fare meglio di Conte anche all’Inter. Non a caso, infatti, tra Juventus e Chelsea, Conte non è mai arrivato a una finale europea e quest’anno è uscito subito ai gironi di Champions, facendosi rimontare a Barcellona e soprattutto a Dortmund dove l’Inter stava vincendo 2-0.

Il quarto motivo è legato al miglior carattere di Allegri, che non è né un integralista né un accentratore come Sacchi e lo stesso Conte, perché ha l’eclettismo tattico di Lippi, l’equilibrio di Ancelotti e il buon senso di Capello. E proprio come Capello, che con la stessa squadra giudicata a fine ciclo da Sacchi vinse tre scudetti consecutivi con il Milan, con la doppietta scudetto-Champions nel 1994, Allegri potrebbe fare meglio di Conte perché l’esperienza non gli manca e soprattutto non gli manca la capacità di dialogare sia con i campioni, sia con i dirigenti, senza pretendere di fare il padre-padrone.

E infine, c’è un motivo-speranza perché Allegri potrebbe stabilire un record, da dividere ovviamente con l’Inter, perché potrebbe essere il primo allenatore capace di vincere alla guida delle tre “grandi” del nostro calcio, dopo lo scudetto al Milan e i cinque alla Juventus. Nel recente passato ci aveva provato invano Zaccheroni, campione d’Italia soltanto con il Milan, prima di passare all’Inter e alla Juventus. E soprattutto ci aveva provato Trapattoni, che aveva debuttato in panchina proprio al Milan ma senza vincere, e poi festeggiò sei scudetti alla Juventus e uno all’Inter, con la stessa sequenza Milan-Juventus-Inter, ora a portata di Allegri. E allora, se la storia si ripete, ripensando anche alla staffetta Conte-Allegri alla Juventus, i tifosi nerazzurri ne vedranno delle belle.