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Braccio di ferro per lo stadio. Sale la tensione nelle trattative tra il Comune di Milano e i due club di calcio cittadini, Inter e Milan. Ieri c'è stato un nuovo vertice tra il presidente rossonero Paolo Scaroni, l'amministratore delegato nerazzurro Alessandro Antonello e i rappresentanti di Palazzo Marino capitanati dal direttore generale Cristian Malangone. 

I toni si sono fatti accesi. Una parte della maggioranza di centrosinistra ha provato a convincere le squadre ad abbandonare l'idea di demolire il Meazza. Sempre secondo il Corriere della Sera, le dirigenze di Inter e Milan minacciano: "Se non si possono avere le volumetrie necessarie per rientrare dall'investimento, demolendo San Siro, siamo pronti ad andare a Sesto San Giovanni a costruire il nostro nuovo stadio". 
Dalle aree ex Falck, proprio nei giorni scorsi (e forse non a caso) era risuonato l’appello dell’ad di Milanosesto Giuseppe Bonomi: "Noi dobbiamo sviluppare il più grande piano urbanistico attuativo d’Europa. E siamo pronti, nel caso ci fosse l’opportunità, a ospitare il nuovo stadio di Inter e Milan". 

Martedì il dossier stadio arriverà all'attenzione del Consiglio comunale. L'obiettivo dei due club è ottenere la dichiarazione di pubblico interesse dell'opera da parte del Comune, riducendo così i tempi e semplificando le procedure. 

Intanto il sindaco di Milano, Giuseppe Sala ha dichiarato a margine dell'inaugurazione del negozio Uniqlo in piazza Cordusio: "Dobbiamo compendiare l'interesse pubblico della città e le legittime aspirazioni di società private di avere uno stadio che per loro vuol dire più ricavi. A questo punto ci sono due ipotesi sul tavolo: uno stadio a San Siro o uno stadio a Sesto. Io ne aggiungerei una terza: siamo disponibili a cedere il Meazza qualora si volesse considerare l'ipotesi. In maniera tale che ci sia un range completo di possibilità, io di più non posso fare. Ovviamente il Comune non vuole farci soldi, siamo disponibilissimi alla valutazione di un ente terzo, che dica quanto vale lo stadio. Non abbiamo assolutamente né bisogno né interesse a speculare".