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Allora era solo un capriccio… O quantomeno, a giudicarne l’utilizzo, non era niente di indispensabile. D’altronde basta leggere le statistiche di Eder per capire quanto poco abbia influito l’italo-brasiliano sulle sorti della squadra nerazzurra. Finora, su 1170 minuti a disposizione, l’ex Sampdoria è stato impiegato per circa la metà del tempo (600 minuti) da Roberto Mancini, che in presenza di microfoni continua a celebrarlo, salvo metterlo da parte quando dalla sala stampa si passa al campo. Così il dubbio prende vigore: Eder era il profilo adatto all’Inter o un capriccio tecnico che la società ha dovuto assecondare per non avere rimorsi Champions?

IL CALCIO É... - Rimorsi che, destino crudele, si sono ugualmente presentati, per giunta con qualche pagherò in più da corrispondere. Fattore che per le casse poco robuste dell’Inter non è mai un dettaglio. La squadra nerazzurra mancava in fosforo, giocava male. Ma Mancini, probabilmente, intende il calcio come uno sport fatto più di sfide individuali che di coralità della manovra. Così a gennaio la scelta è ricaduta su un attaccante invece che su un centrocampista. Su un uomo che in zona gol garantisse un certo peso, trascurando i pur vistosi problemi figli di un centrocampo spesso sguarnito per quanto concerne la qualità. 

NON SI SEGNA - Ma nel calcio il gioco e la continuità non sono un dettaglio e la storia insegna che l’inserimento di un elemento in un nuovo contesto diventa ancor più arduo se non ci sono meccanismi rodati. Di sicuro Eder non è un brocco, ma non ci vuole certo una mente particolarmente illuminata per notare che, salvo il mostruoso Icardi, nessuno degli attaccanti nerazzurri può vantare un gran numero di gol. Ljajic l’anno scorso, con la maglia della Roma, ha concluso la stagione con 9 reti, quest’anno è fermo a quota 4. Lo stesso Eder, prima che arrivasse in nerazzurro, aveva messo a segno 12 reti in 19 apparizioni. Non sono numeri casuali, anzi, evidenziano un problema: se gli attaccanti dell’Inter segnano poco, un motivo ci sarà. 

SERVIVA ALTRO - Un problema che, ancora una volta, Mancini va a ricercare nella qualità dei suoi uomini-gol: “Andiamo poco a rete, è un qualcosa che ci portiamo dietro dall’inizio dell’anno e per questo motivo abbiamo perso molti punti. Non è che manca cinismo, ma che sotto porta ci vuole maggiore qualità”. Affermazione che apre nuovi scenari e che in qualche modo grava proprio sulle spalle di Eder, visto e considerato che l’ex Sampdoria è stato scelto proprio per colmare certe lacune. Ma anche nel calcio, come in molti altri settori, è giusto lasciare il beneficio del dubbio: siamo così sicuri che il problema sia in attacco? Forse manca qualcosa più indietro e forse quei 13 milioni di euro spesi per Eder sarebbero potuti servire ad altro.