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L’Inter è la terza squadra che segna di più in campionato (13 gol), la seconda per tiri totali (123) e possiede il giocatore che calcia di più in assoluto (Lautaro, 28 conclusioni), ma soffre soffre soffre in fase difensiva. Quanto a reti incassate, peggio dell’Inter a quota 11, in questo momento ci sono solo la Sampdoria e il Verona (13 gol subiti), seguite a ruota da Cremonese e Monza (14). Qualcosa evidentemente non torna per i nerazzurri, ed è stato lampante soprattutto nel secondo tempo di Udine, quando la squadra di Inzaghi pareva investita dalle raffiche, le ripartenze friulane, rassegnata e inerme. In realtà 2 gol su 3 dell’Udinese sono nati da palla inattiva: un episodio fortuito (l’autogol di Skriniar) e il ritardo di De Vrij in marcatura su Bijol. Però accidenti che sensazione di squilibrio! Da una parte c’era un gruppo di giocatori coeso, solido (quello di Sottil), dall’altra si avvertiva un insieme disunito, un corpo in crisi. Da dove nascono allora queste ‘slogature’ tattiche dell’Inter? In questo articolo proveremo a trovare delle costanti. 

DISORDINI E SUPERFICIALITÀ - Sotto 2 a 1 nei minuti di recupero una big si espone, certo, ma comunque non dovrebbe mai staccare la spina in fase difensiva. Contro l’Udinese invece è successo, e il terzo gol subito ha impedito alla squadra di tentare il tutto per tutto negli ultimi scampoli di gara. In questa sequenza possiamo notare due dei grandi mali che affliggono l’Inter in questo momento: Il disordine e la superficialità.



Ci sarebbe anche un altro tema da approfondire, partendo da questo dribbling secco di Samardzic su De Vrij, ma magari ci torniamo sopra più avanti. Dicevo del disordine: qui praticamente non c’è filtro in mezzo al campo perché Brozovic e Barella sono costretti a ricompattarsi con la linea dei difensori, essendosi formato un buco veramente grosso dalla parte di Dumfries. Ma anche Dimarco sta tornando a fatica sul lato opposto. Il disordine è la versione corrotta del gioco totale che ci ha mostrato Inzaghi più di una volta. Se il sistema si ‘ammala’ saltano fuori queste cose qui. Se l’Inter non è ben calibrata, i difetti si notano di più. Ora, al disordine aggiungete la superficialità dei singoli: in questo caso specifico Brozovic e in particolare Barella lasciano Arslan, ignorando completamente il pericolo reale che l’Inter sta correndo sul cross di Deulofeu.



Distrazioni e superficialità del genere non sono da imputare al fatto che i giocatori erano stanchi e a fine partita. Altrimenti non capiremmo questa rimessa nel derby, da cui nasce il gol del sorpasso rossonero.



Di tutti i giocatori del Milan, concedere questo spazio proprio a Leao? E a gioco fermo, tra l’altro, proprio quando ci si può organizzare con più attenzione? Qui Inzaghi c’entra relativamente. Dopo naturalmente si è parlato tanto di Giroud ‘libero’ dentro l’area (e a ragione), con Bastoni e De Vrij troppo ‘staccati’. Però il problema è anche a monte. Inoltre la copertura del centrocampo su questo cross non è quasi presente. Forse Brozovic è corso lì dove si trova (una posizione poco utile) anziché nel cuore dell’area per l’incertezza iniziale di mezzala e quinto sulla rimessa? Probabile. Vedete i danni a cascata delle distrazioni dei singoli.



LA COSTRUZIONE - Ricordo che anche nel 2021/22 l’Inter incontrò grosse difficoltà proprio intorno alla settima giornata, nel primo tempo contro il Sassuolo al Mapei Stadium. La costruzione del gioco era come bloccata, non era fluida e sciolta come abbiamo imparato a conoscere più tardi. Ebbene, è come se l’Inter stesse ripetendo questo percorso, ma senza il facilitatore Perisic. C’è meno qualità. Per giunta quando le cose non funzionano più come si è abituati, è facile lasciarsi un poco andare, perdendo il senso della misura. E ci si muove perché il sistema è dinamico e lo prevede, ma offrendo al compagno piste senza logica (vedi movimento Skriniar qui sotto). D’altra parte si osano anche passaggi apparentemente tipici, effettuati però con fiacchezza e senza lucidità (Brozovic). Il risultato è un intercetto di Lovric con tre contro due sui denti.



Un male che ritorna, se si pensa all’errore di Calhanoglu nel derby.


Questi sì, sono problemi che hanno a che fare col gioco fluido di Inzaghi (nella sua versione ‘malata’). Non è solo l’errore tecnico del turco, vedete dov’è De Vrij per superare in costruzione la pressione rossonera? Questi movimenti, è inevitabile, se si perde palla provocano scompensi. Infatti poi c’è un altro tre contro due sui denti.



SUBIRE LANCI PREVEDIBILI - Mi servo anche della Champions per mostrarvi un altro problema. Il gol di Sané è molto bello. C’è un bel lancio di Kimmich, controllo in grande velocità dell’attaccante del Bayern e tutto quello che volete. Ma qui D’Ambrosio e Dumfries (braccetto e quinto) si fanno sorprendere. Quando un giocatore ha palla scoperta e alza la testa per lanciare, dietro bisogna stare più attenti.



È successo anche in campionato contro la Lazio, ma dall’altra parte. Stavolta sul lancio di Milinkovic per Felipe Anderson sono coinvolti Bastoni e Dimarco (ancora braccetto e quinto). Questo probabilmente avviene perché Inzaghi chiede ai quinti di stare molto alti in fase offensiva, e alla lunga ciò può determinare negli interpreti di quel ruolo il bisogno di prendersi delle ‘pause’ durante il gioco.



MANCA UN CENTRALE VELOCE - Infine, la questione centrali. Se confrontati con quelli delle altre big italiane, i centrali di Inzaghi paiono più lenti e macchinosi. Manca un centrale veloce in grado di reggere l’uno contro uno col velocista avversario di turno. Il terzo gol del Milan nel derby segnala il problema in maniera chiarissima. Stavolta c’è parità numerica, anzi in teoria su Leao potrebbero aiutarsi Bastoni e De Vrij insieme. 



Ma Leao li umilia entrambi con un cambio di passo che spalanca davanti ai nostri occhi una differenza inquietante.