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Maurito Icardi riassume la modernità e la classicità dell'attaccante. E' il centravanti perfetto. Forse non il più forte in assoluto: possiamo aprire il dibattito, ma non è questo il punto. Qui vogliamo celebrare un centravanti puro, che nel suo gioco contempla tutto ciò che chiediamo a un numero 9. Moderno lo è per la capacità di essere funzionale alla squadra. Dettare la profondità, sacrificarsi per i compagni. Ci sono pochi giocatori 'armonici' nei loro movimenti come Icardi. Classico lo è per un fiuto antico del gol, una fame che lo avvicina ai bomber di una volta, uomini-gol che vivevano per avere in esclusiva la zampata vincente, il guizzo che risolve, il tocco che esce dalla mischia e decide la partita. I numeri dicono molto, ma non tutto. A 24 anni Maurito ha toccato quota 100 gol 'italiani' (di cui 92 in serie A) con le maglie di Sampdoria e Inter, tra coppe nazionali e campionati: 89 gol in nerazzurro, 11 (tra cui uno anche in B) con i blucerchiati. 

E' un gioco bellissimo ma frivolo paragonare Icardi ai grandi centravanti che hanno fatto la storia del calcio. Possiamo farlo, nessuno ce lo vieta. Ma il calcio è figlio della propria epoca, si piega alle esigenze del momento. Oggi viviamo un calcio dove la rapidità di esecuzione è tutto. In questo calcio Icardi pensa e si muove prima. E' il suo segreto, il piedistallo sopra cui sta costruendo la sua carriera. Per questo è un cannoniere di razza come pochi. Le sue partite vivono di nervi, di fisicità, di istinti feroci. Conquista il gol di astuzia, di forza, smarcandosi come pochi altri colleghi sanno fare, mettendo infine il punto esclamativo ad una azione corale. La rapidità lo colloca allo stesso tempo dentro e fuori gli schemi. Riguardate i suoi gol: al difensore avversario dà sempre mezzo metro, è come se spingesse avanti il film della partita, alla scena successiva, quella dove ci sarà lui a fare la differenza. Sa sempre dove piazzarsi, anticipa la lettura del gioco. Ha un tiro preciso, diremmo definitivo: sembra sempre trovare l'angolo, come se una calamita portasse là ogni pallone. Avanti: Icardi ha un'altra prerogativa che lo rende moderno. Non è schiavo del suo talento. Lo usa, non se ne compiace. In campo riduce ogni gesto all'essenzialità. Niente vi è di superfluo. 

E infine: una considerazione extracalcistica. L'età di Maurito non inganni, la fascia al braccio non è un orpello. Icardi è capitano vero. L'uomo, non più ragazzo, ha le spalle larghe e sa gestire - complimenti - una popolarità personale e di riflesso che avrebbe fagocitato tanti suoi colleghi, vedi alla voce Wanda Nara. E' anche da questi particolari che si guidica un giocatore. Tanto più se parliamo di un fuoriclasse come Maurito Icardi.