Caro Mauro Icardi, porta qui la fascia e torna pure a casa. E soprattutto mettiti in riga. Così fanno le grandi società o, come in questo caso, le società che vogliono diventare grandi. E per riuscirci devono farsi rispettare.

Il capitano dell’Inter sarà Samir Handanovic e già questa è una scelta perfetta: è un grande professionista e un grande portiere. Maurito non andrà a Vienna, è fuori dall’Inter. Hai rotto, caro Mauro. In tutti i sensi.

E non c’entra Wanda. Al posto della consorte poteva starci benissimo un meno conturbante Raiola. I procuratori fanno il loro mestiere, alcuni bene, altri male, ma hanno a cuore, oltre al proprio iban, solo l’interesse del cliente.

No, qui c’entra Icardi e una corda che s’è spezzata. C’entra un giocatore che si nasconde dietro le gonne del suo procuratore, che è pure sua moglie. Una società vera non può soggiacere ai ricatti di nessun agente, di nessun giocatore, nemmeno del più forte, ruolo che Maurito dovrebbe dimostrare con i fatti, anziché con le parole (di Wanda).

Ad essere franchi, non sembra una decisione da Inter. I tifosi ricorderanno che incudine fu costretto a buttar giù Massimo Moratti, il presidente più generoso della storia del calcio italiano, dieci minuti dopo aver alzato la Champions al Bernabeu. Gli toccò sentire Milito, che chiamano il Principe, avanzare richieste economiche. E anche di recente, la società ha letto (e ascoltato) le dichiarazioni del proprio allenatore, un dipendente, che spinge per il contratto di Icardi.

Ma se non è una decisione da Inter, diciamo da vecchia Inter, è una decisione da Marotta. Un paio di anni fa, alla Juve, Allegri lasciò fuori Pogba (che non si stava allenando bene) col pieno appoggio della società giuidata da Marotta. Così si fa. Si spiega ai giocatori, meglio se è un simbolo, che comanda chi paga. La decisione su Icardi rappresenta probabilmente una svolta epocale per l’Inter del futuro. Da oggi chi tratta col club nerazzurro sa di trovarsi di fronte una società vera. Prima non era così.