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Non si può ovviamente nascondere l’entusiasmo per un grande derby, vinto con merito, con abnegazione, concentrazione e lucidità. La squadra di Conte ha studiato perfettamente la partita durante la settimana, ha individuato i propri punti di forza ed è riuscita a sfruttarli fino in fondo durante i novanta minuti fino a qui più importanti della stagione.

La considero la partita più importante dell’anno fino ad oggi perché questo derby contava davvero tanto sia a livello di classifica sia a livello psicologico.

L’Inter ci arrivava sicuramente meglio del Milan, con più convinzione, con uno stato di forma migliore e dei risultati negli ultimi due mesi che hanno permesso ai nerazzurri di scavalcare finalmente i rossoneri in classifica.

Il Milan aveva bisogno come il pane di questi 3 punti, non solo per tornare in vetta alla classifica e spegnere sul nascere le illusioni nerazzurre di comandare la serie A ma tanto per ritrovare a livello morale e di risultati quella autostima che nell’ultimo mese e mezzo aveva iniziato a svanire.

L’Inter vince una battaglia di nervi, perché dopo i primi 25 minuti di dominio ha lasciato campo alle velleità di rimonta rossonere. Il finale di primo tempo e soprattutto i primi 5 minuti del secondo sono stati da brividi. Handanovic è tornato Superman e, in 2 minuti, ha neutralizzato 3 occasioni clamorose di Ibra e Tonali.

Lì si è chiusa la partita del Milan ed è cominciato lo show nerazzurro. Gli uomini di Conte hanno saputo soffrire nel momento migliore dei propri avversari e hanno colpito quando più poteva far male.

L’azione del 2-0 è uno schiaffo a chi parla di un’Inter che gioca male: partenza dal basso, palla in verticale sulla destra, squadra che sale e guadagna campo con un movimento sincronizzato, inserimento di Hakimi su sponda di Lukaku, palla orizzontale per l’arrivo a rimorchio di Eriksen sulla trequarti offensiva, palla servita a sinistra sui piedi ad un Perisic lanciato in corsa in area con un movimento di Lautaro da grandissimo uomo d’area: gol! Un sogno, un’orchestra!

Il resto lo fa il solito Lukaku che quando ha spazio diventa un incubo per tutti i difensori avversari (per conferma basta leggere il labiale di Romagnoli dopo l’1-0 di Lautaro).

Romelu ricorda sempre di più l’Adriano versione “masterclass” dei primi due anni nerazzurri. Lui sicuramente apprezzerà dato che il brasiliano è sempre stato il suo idolo oltre che fonte d’ispirazione.

L’Inter dà uno scossone ad un campionato che, è bene precisare, è ancora molto lungo e può cambiare le proprie sorti da un momento all’altro. Ma intanto l’Inter c’è. Conte però sa che i risultati ottenuti fino a qui, pur essendo importanti, non conteranno nulla se alla fine il traguardo per primo lo taglierà qualche altra squadra.

Per questo il tecnico nerazzurro ha subito richiamato l’attenzione sul prossimo impegno. Contro il Genoa sarà importante esattamente come il derby, perché ogni partita vale 3 punti e ogni match può essere un mattoncino fondamentale per costruire e portare a termine il progetto di casa che Conte vuole costruire.

In questo senso è importante sottolineare come due giocatori, fino ad un mese fa ai margini del progetto, siano tornati ad essere decisivi per le sorti della squadra tutta. Perisic e Eriksen sono l’emblema del lavoro enorme che Conte mette ogni giorno sul campo d’allenamento. Perisic da giocatore svogliato, poco incisivo e a tratti dannoso ora risulta preziosissimo. La sua disciplina tattica e la sua soglia di attenzione durante i 90 minuti hanno dell’incredibile. Per quanto mi riguarda quello che sta succedendo a Perisic da 3 partite a questa parte è davvero un miracolo tattico. Perisic si sacrifica, in fase difensiva è diventato attento e prezioso e, contro il Milan, in fase offensiva è stato decisivo.

Discorso diverso per Eriksen. Il danese era, per stessa ammissione di Marotta, sul mercato ma complice la pandemia e la mancanza di fondi è stato costretto a rimanere. Conte ci ha lavorato su, Eriksen si è messo a disposizione ed ora, incredibilmente, è un titolare fisso a cui forse nemmeno il “figlio prediletto” Vidal ruberà il posto.

Racchiuso in questi due nomi c’è tutto Conte, c’è tutta la sua passione e tutto il suo lavoro. Lui vuole vincere e questo derby lo potrà aiutare nel suo intento.

Ma vincere un derby non è tutto, non dà un trofeo se non la gioia di aver conquistato Milano e averla tinta di nerazzurro. Il percorso per l’obiettivo vero è ancora molto lungo e pieno di insidie, Conte lo sa bene e per questo la sua testa adesso è rivolta solo e soltanto al Genoa, la prossima partita…