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Luciano Spalletti è un martello, un tonico per le menti e per i muscoli dei suoi uomini, che tutto sommato sono quasi gli stessi che l’anno scorso, sotto altra guida tecnica, hanno condotto l’Inter nei più disonorevoli anfratti. Spalletti è un energizzante di cui ha beneficiato anche l’intera società, come accadeva ai tempi di Mourinho. Perché il tecnico toscano è un totalizzatore, ama raccogliere tutto e analizzare in prima persona. Le cose demandate a terzi si contano sulle dita di una mano, sono quelle ritenute non determinanti ai fini dei risultati sportivi. Per tutto il resto c’è Luciano da Certaldo, che è un po’ come l’uomo del Monte: tutto parte da un suo sì. 

IL BOSS DI APPIANO - L’ex allenatore giallorosso è riuscito nell’impresa più ardua: quella di guadagnarsi la stima dell’intero gruppo. Ha trionfato dove tutti gli altri avevano fallito, lo ha fatto con argomenti carichi di sostanza. Perché i calciatori sono anime in cerca di risposte e in Luciano Spalletti hanno trovato un uomo pronto a fornirgliele con il fare autorevole di chi sa di possedere contenuti e non fumo. É per questo che a tutti viene naturale riconoscerlo come l’unico boss all’interno dello spogliatoio. La stessa naturalezza con cui anche i dirigenti riconoscono al tecnico un ruolo di primaria importanza. Ad Appiano Gentile non è scontato, basti ricordare la malinconica solitudine di Frank de Boer. Ma erano diversi i tempi e le circostanze. Era periodo di guerre intestine, con l’ombra di Thohir sullo sfondo a creare confusione.

IL PATTO SPALLETTI-SOCIETA' - Luciano Spalletti ha portato unione di intenti, lo ha fatto anche accettando alcuni patti che in qualche modo hanno difeso la società dalla pubblica gogna. Perché a fine agosto il mercato aveva deluso le aspettative di tutti, incluse quelle dello stesso Spalletti, che avrebbe potuto far leva sul malcontento dei tifosi per mettere spalle al muro chi per mesi aveva promesso tutt’altro. Luciano ha respirato profondo e ha ingoiato il rospo, perché le carte in tavola sono state mescolate da variabili che nessuno aveva messo in conto. Spalletti è stato chiamato a fare il massimo con il minimo e sta dimostrando di potersela cavare alla grande. Ma la rosa è risicata al minimo: servono almeno un difensore centrale e un centrocampista e a gennaio, nonostante gli spifferi di autofinanziamento si stiano già diffondendo, la società non potrà tirarsi indietro.