Il contratto gli era stato rinnovato prima ancora che incominciasse la nuova stagione, con un anticipo persino eccessivo visto che non era in scadenza nel prossimo giugno. Ma si sa che i contratti nel calcio contano meno dei risultati e così quella che doveva essere una dimostrazione di rinnovata fiducia nei confronti di Spalletti rischia di essere un autogol economico per la società. Dopo un girone d’andata in campionato e un girone eliminatorio, nel senso più letterale del termine, in Champions, il futuro di Spalletti nell’Inter infatti è a rischio per almeno cinque motivi

SALTO DI QUALITA’ - Il principale riguarda il mancato di salto di qualità della squadra, considerata da tutti alla vigilia della stagione la prima, se non l’unica, possibile antagonista della Juventus. I numeri, infatti, dicono che dopo 20 partite di campionato l’Inter ha 2 punti meno di un anno fa, terza come allora ma soprattutto con 16, e non 9, punti di distacco dalla capolista bianconera, alla faccia del ruolo di prima rivale, visto che davanti c’è ancora il Napoli. Numeri a parte, comunque, l’Inter ha convinto raramente, salvata dai miracoli di Handanovic e in balia delle prodezze a intermittenza di Icardi.

DELUSIONE CHAMPIONS - Il secondo motivo, strettamente legato al primo, riguarda la bocciatura in Champions, con le relative conseguenze economiche e in particolare il modo con cui l’Inter è stata retrocessa in Europa League. Perché andare in svantaggio sei volte su sei non può essere stato un caso, semmai un segnale di scarsa maturità a livello mentale, prima che tecnico, con l’aggravante del pareggio finale in casa contro il Psv Eindhoven, cenerentola del girone, nella sera in cui sarebbe bastato battere gli olandesi senza pensare troppo al risultato del Barcellona contro il Tottenham. ZANIO-INGGOLAN - Il terzo motivo chiama ancora più direttamente in causa Spalletti, perché è stato lui a imporre alla proprietà cinese l’acquisto di Nainggolan, garantendo personalmente sul suo determinante rendimento per guidare da leader la squadra. Tra infortuni e cali di forma, però, fin qui il belga è stato l’uomo in meno e non l’uomo in più e siccome Spalletti conosceva già il suo caratterino, non ha nemmeno l’alibi della sorpresa.Il quarto motivo è una conseguenza di quello precedente, perché per prendere Nainggolan l’Inter è stata costretta a sacrificare Zaniolo. Una decisione partita dalla società per motivi economici, che Spalletti però ha avallato con la colpa di conoscere il giocatore, visto che era già un protagonista nella “primavera” nerazzurra.

LAUTARO E PERISIC - Infine Spalletti ha suscitato molte perplessità, e non soltanto tra i tifosi, per la sua rigidità a livello tattico e nella scelta dei giocatori. Lautaro Martinez è stato scaricato in fretta, come seconda punta al fianco di Icardi, dopo la prima sconfitta contro il Sassuolo e da quel momento è stato retrocesso a jolly d’emergenza da schierare soltanto nel finale. Al contrario, Perisic è stato considerato un titolare inamovibile, malgrado il suo evidente calo rispetto alla stagione scorsa e alle sue partite anche di quest’anno con la Croazia. I grandi allenatori sanno cambiare modulo e giocatori tra una partita e l’altra, specie quando le cose non vanno bene. Spalletti, invece, si è sempre rifiutato di rendere tatticamente diversa, e quindi meno prevedibile, l’Inter che gioca quasi esclusivamente sulle fasce laterali per servire l’unica punta Icardi.

EUROPA LEAGUE - A questo punto, quindi, per salvare la propria panchina, Spalletti deve sperare che l’Inter non perda il terzo posto e soprattutto vinca una coppa, meglio se l’Europa League, per rilanciarsi a livello internazionale. Perché otto anni dopo l’ultimo “titolo”, la coppa Italia vinta nel 2011 contro il Palermo, con Leonardo in panchina, l’Inter non può continuare a chiedere pazienza ai suoi tifosi. E nemmeno a Spalletti.