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Kim Frank, ex insegnante di Christian Eriksen, trequartista dell'Inter e della Danimarca, colto da arresto cardiaco nella sfida contro la Finlandia, parla a la Gazzetta dello Sport: "Christian da bambino viveva con il pallone attaccato ai piedi Ho un ricordo delle sue scarpe: mai pulite, sempre piene di terra, sempre “vissute”. E allora lui ha deciso che sarebbe stato giusto dare all’istituto un campo dove giocare a calcio senza doversi... sporcare tutte le volte. Eccolo qui, il campo. Ha scelto lui la location: vede laggiù, dietro quegli alberi? Ecco, lì c’è la sede della sua prima società. Questo campo ha unito così scuola e calcio". 

SUL MALORE - "Con i ragazzi bisogna essere sinceri. Vede quanti sono? Cinquecento vengono qui a scuola ogni giorno, dai 5 ai 16 anni. Appena finisco di parlare con lei, vado da loro e cominciamo a parlare di quanto successo sabato a Christian. È giusto, non si può far finta di niente. Qui siamo sotto shock. Ma è bene far sfogare i più giovani: tutti qui sognano di diventare Eriksen, un giorno. Io sono stato allenatore e compagno di squadra pure del padre. L’ultima volta che Christian è venuto in città è stato due anni fa. E’ venuto qui al campo, lo ricordo. C’erano 300 persone a chiedergli foto e autografi. Ma il bello è che per noi lui non è Eriksen, è semplicemente Chris, il ragazzo di sempre. E lui si comporta sempre allo stesso modo".