165
A Genova è uscito sfogando tutta la propria rabbia contro una poltroncina della panchina. A poco è servito, considerando l’orribile bis che Lautaro Martinez ha offerto in Champions, dove ha mostrato il peggio di sé. Ci risiamo, “il Toro” ha scollegato la spina, l’argentino non è nuovo a questo tipo di défaillance in stagione. Anzi, forse proprio questo è il suo più grande limite: Lautaro è un centravanti istintivo, gioca più di pancia che di testa, e quando le cose iniziano a non andare come vorrebbe, in lui prevale il disordine mentale alla lucida reazione. Un errore iniziale può condizionare la sua intera prestazione, segno di una maturità mentale non del tutto raggiunta.
ESEMPIO LUKAKU - Se Conte vorrà recuperarlo in fretta, dovrà lavorare soprattutto su questo aspetto. Per il presente e per il futuro, perché all’Inter serve un centravanti costante. Soprattutto a questa Inter, che riconosce Sanchez come un lusso e Pinamonti come una comparsa poco considerata dal tecnico salentino. I nerazzurri si reggono sulla coppia Lukaku-Lautaro e se uno dei due viene meno, sono guai. Al “Toro” manca il definitivo salto di qualità, ad oggi tra lui e il compagno di reparto c’è una marcata differenza: il belga si carica la quadra sulle spalle nei momenti difficili, l’argentino, al contrario, sparisce spesso proprio quando i suoi compagni avrebbero bisogno di lui. Quella rabbia sfogata contro la panchina di Genova, Lautaro deve riversarla in campo, accenderla per innescare una produttiva reazione dopo un errore. Accanto ha il giusto esempio per prendere spunto e crescere.