156
Lo sguardo triste e la testa china hanno lasciato spazio a un’allegria contagiosa. Ed è bello che Diego Godin sia tornato a sorridere così. Lo è per l’Inter, per Conte e per chi ama la categoria degli antidivi, tra le poche a legare strascichi di passione a uno sport, come quello del calcio, divenuto quasi asettico. Maleducato. Dove “Io sono io e gli altri non valgono un c...”, per cui, se non gioco è un problema, mi faccio sentire e creo
scompiglio. Armo il mio agente, che il più delle volte tengo in pugno, e mi nascondo dietro le sue parole. Vigliaccamente, per espormi fino a un certo punto. 

STESSI IDEALI - Diego Godin non appartiene a questo calcio, almeno non per valori. L’uruguaiano abbraccia ideali di gruppo, gli stessi che va predicando Conte, e proprio per questo motivo stupiva ancor di più l’iniziale rifiuto del tecnico salentino verso l’ex Atletico Madrid. Certo, tra i due la questione è sempre stata di natura tecnica, l’ex ct non ha mai messo in discussione l’uomo, ma da qualche tempo anche il calciatore inizia a prendersi le proprie rivincite sul campo. Sempre nel suo stile, sia chiaro. 
STILE GODIN - Perché a chi gli chiede dell’avvio di stagione tormentato, risponde mettendo in dubbio se stesso e non le scelte dell’allenatore: “Se non giocavo era perché dovevo allenarmi meglio e così ho fatto”, non perché Conte non ci aveva capito un fico secco. E soprattutto “Se io non scendo in campo, c’è al mio posto un compagno da rispettare. Sono scelte e prima di ogni cosa viene l’Inter”.  Parole che oggi fatica a pronunciare un diciottenne all’esordio, messe in fila con educazione e umiltà da uno che ha dettato legge in Europa. Perché alla fine i campioni sono questi e adesso anche Conte si sta ricredendo. 

PORTE APERTE - Godin vive un momento di ottima forma fisica, riesce a tenere il passo e inizia a prendere confidenza col nuovo modulo. Il suo addio a fine stagione sembrava scontato, adesso non lo è più, anzi. Conte si è ricreduto, intende premiarne l’impegno e la costanza, ma soprattutto, il tecnico salentino, ha capito che l’uruguaiano è per il gruppo un leader imprescindibile. La storia di Godin all’Inter sta cambiando, lo sceriffo è tornato in sella al destriero.