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Sempre tu Maresca, sempre tu!”. La frase storica di Conte ci riporta indietro di un anno. 23 gennaio 2021; l’Inter pronta a lanciarsi verso la fuga scudetto si incarta a Udine e lascia il campo con il suo allenatore espulso dall’arbitro e con un pareggio a reti inviolate. 

Abbiamo dovuto aspettare un anno intero per ritrovare i nerazzurri a secco di gol, sempre in trasferta sempre con una delle nostre storiche “bestie nere”. L’Atalanta in piena emergenza gioca una partita gagliarda, senza snaturarsi e blocca la fluidità di manovra nerazzurra. E’ stato uno 0-0 che poteva però essere tranquillamente un 3-3 date le occasioni create da entrambe le parti.

Quest’anno le partite tra Inter e Atalanta sono state ricche di episodi e di emozioni. All’andata a San Siro successe di tutto, con la squadra di Gasperini prima sotto 1-0 e poi vicina a chiudere virtualmente la partita sul 3 a 1 fermata solamente dal palo. Sulla sponda interista Dzeko, appena entrato in campo, acciuffò il 2-2 e Dimarco sparò sulla traversa il rigore vittoria prima che il var annullasse all’ultimo secondo a  Piccoli un gol  per una palla recuperata da Handanovic uscita di un dito.

Fatto sta che, considerando i problemi di organico dell’Atalanta e la stanchezza nerazzurra dopo i 120 minuti da infarto contro la Juventus mercoledì sera, il pareggio può essere ben accolto da entrambe le parti.

C’è chi non è mai pienamente soddisfatto e si lamenta perchè vorrebbe vedere l’Inter vincere sempre. Piacerebbe ovviamente anche a me ma, a volte, ci si deve anche accontentare soprattutto se si considerano le circostanze e si contestualizza il risultato finale.

Avevamo comunque di fronte una squadra da anni protagonista in Italia, elogiata da tutti per la sua costanza e il suo bel gioco con una continuità di guida tecnica non propria a tutte le squadre di vertice. L’Atalanta sa il fatto suo e ieri lo ha dimostrato ancora una volta.

L’Inter non è stata la solita squadra, c’era da aspettarselo. Inzaghi sapeva che i suoi non potevano brillare dopo la partita di mercoledì che, per il peso che aveva in termini di rivalità, durata e premio in palio, ha ovviamente portato via troppe energie psicofisiche ai giocatori nerazzurri. 
Si esce da Bergamo con un punto e uno 0-0,  risultato a cui da un anno non eravamo abituati e  sorprendente viste le statistiche offensive delle due squadre, con Musso e Handanovic migliori in campo.

Ora i campioni d’Italia avranno gli impegni con Empoli (coppa Italia) e Venezia prima dell’ennesima problematica sosta per le nazionali. Non sarà possibile recuperare le energie e, come ormai è abitudine, dovranno stringere i denti e resistere.

A distogliere un minimo di attenzione dalla partita ci ha pensato Marotta. Il Dg nerazzurro infatti nel pre- partita ha parlato di mercato e, nello specifico, della strana situazione in cui si trova Dybala.

“Quando un giocatore dell’importanza di Dybala si avvicina allo svincolo è normale venga accostato a determinati club ma noi siamo soddisfatti degli attaccanti che abbiamo”. Dichiarazioni di facciata, giuste e corrette da fare in questo momento specifico della stagione. Non si può però non considerare il fatto che Dzeko compirà 36 anni a marzo mentre Sanchez a dicembre ha festeggiato le 33 primavere e vorrebbe trovare più spazio tra i titolari. Marotta vuole sgonfiare il caso ma il sorriso si fa sornione quando pronuncia queste altre parole: “E’ però ispirazione di ogni club stare attenti e monitorare ogni opportunità di mercato. E’ un dovere. I tentativi vanno fatti!”

Si sa che l’argentino è sempre stato un pupillo di Marotta e la brusca interruzione della trattativa di rinnovo con la Juve non ha fatto altro che alimentare la curiosità del dirigente nerazzurro.

Lo stesso Marotta ha confermato che per un periodo si parlò dello scambio tra Icardi e Dybala e si entrò anche nel merito del discorso ma poi per motivi di opportunità non se ne fece nulla e l’Inter lasciò andare il marito di Wanda Nara a Parigi.

La situazione ora è molto diversa. Dybala ad oggi può parlare con chiunque e firmare con qualsiasi squadra lui voglia. I rapporti tra la joya e la dirigenza bianconera sono ai minimi storici e l’occasione per le pretendenti non è mai stata così ghiotta.