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Ospite negli studi di Sky Sport, il tecnico dell'Inter Walter Mazzarri, ha parlato di numerosi temi legati al club milanese e non solo, in occasione della presentazione del suo libro.

Su Hernanes e sulle lacrime del brasiliano: "E' un ragazzo d'oro a livello umano, le lacrime di oggi all'uscita da Formello lo dimostrano".

Sul fatto se abbia mai pianto: "Quando sono andato via da Napoli, ho deciso di parlare ai ragazzi nello spogliatoio. Avevo deciso di non dire nulla fino all'ultima giornata per conquistare tanti punti in campionato, quando ho annunciato l'addio ho pianto e sono stato accolto dagli applausi dei ragazzi".

Su Thohir: "Ho avuto una buona impressione, è una persona che ha voglia di fare con grande entusiasmo. Mi è piaciuto quando ha parlato bene di me e del mio gioco, la stima è reciproca. Per ora posso parlarne solo bene".

Sul rapporto con i colleghi: "Non parlerei di un cattivo rapporto, più che altro non lo curo perché lavoro tantissimo per la mia squadra. Io entro in partita un'ora e mezza prima del fischio d'inizio, non penso a quello che c'è intorno ma sono concentrato solo sui miei ragazzi".

Sull'esperienza in Champions con il Napoli: "Quando conquistammo la qualificazione festeggiai tanto con i ragazzi, il primo pensiero fu verso mio figlio Gabriele. All'esordio a Manchester non feci caso alla musichetta della Champions, preparai la gara nei minimi particolari. Nessun dettaglio doveva essere trascurato, avevo tanti ragazzi all'esordio nella massima rassegna europea".

Su cosa gli dà fastidio nel mondo del calcio: "Ho sempre puntato su me stesso, a dimostrare di saper schierare una squadra in campo. Inizialmente pensavo solo al campo, poi mi sono adeguato al rapporto con i media. Certamente la cosa fondamentale è il campo, mi sono adeguato ad altri fattori ma non li faccio con lo stesso piacere col quale alleno".

Sulla permanenza a Napoli: "Non vivo mai la città, anche se con Santoro sono andato tante volte in centro. Quando sono stanco preferisco non uscire, ho sempre fatto così. A Napoli come a Milano, penso già a cosa fare il giorno successivo. La mia vita è sempre stata in funzione del campo, credo che tutti i presidenti abbiano apprezzato questa mia dedizione al lavoro".

Sul fatto se avrebbe accettato l'Inter sapendo che Moratti avrebbe ceduto la società: "In quel momento ho avuto la sensazione di accettare, è stata una difficoltà in più ma voglio affrontare sempre nuove sfide".

Su un sogno per il futuro: "Prima di smettere col calcio, mi piacerebbe di avere la possibilità di essere presidente di un club. Ho svolto tanti ruoli in questo mondo, quando ero osservatore parlavo spesso anche con i magazzinieri. All'inizio della carriera da presidente sarei però costretto ad assumermi anche come allenatore".

Sull'arrivo di D'Ambrosio: "L'ho salutato volentieri, mi sono piaciute le motivazioni per le quali ha accettato l'Inter. Ha avuto altre offerte, ma ha voluto fortemente la maglia nerazzurra per essere allenato da me. Mi considera un allenatore che può insegnargli tanto".

Sulle voci che vogliono di non saper lavorare con i giovani: "Io sono partito dal settore giovanile del Bologna, alla Reggina ho fatto esordire tantissimi ragazzi. Rispondo dicendo che tutto dipende dagli obiettivi, facendo giocare tanti giovani da scoprire è difficile lottare per grandi traguardi".

Su Insigne: "L'anno scorso ha giocato 37 partite su 38, non tutte dall'inizio. Se fossi rimasto a Napoli, sarebbe stato un calciatore dal quale ripartire. Anche Cavani al Palermo non era un top player, così come Lavezzi e Hamsik. Si sono formati con me, ho lavorato anche per il club valorizzando i calciatori. Lo stesso Napoli, quando sono arrivato io, lottava per altri obiettivi".

Su Kovacic: "L'ho iniziato ad allenare ancora più giovane dei vari Cavani, Lavezzi e Hamsik. Deve maturare e crescere, non dobbiamo bruciarlo. Lo impiego spesso, ma deve diventare utile per la squadra. Ha ampi margini di crescita".

Su Icardi: "Gli ho detto di prendere esempio dai calciatori presenti in rosa che hanno vinto il Triplete. Ha grandi doti, ma da sole non bastano. Serve anche equilibrio fuori dal campo".