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Su La Stampa, intervista al presidente dell'Inter Massimo Moratti. Dottor Moratti, che effetto fa svegliarsi con la Champions sul comodino? «Beh, simpatico, mica male». Ma come? L’Inter torna sul trono d’Europa dopo 45 anni e lei si accontenta di «simpatico»? «No, non fraintenda. È evidente che questo successo ci regala una felicità incredibile. Sa, in precedenza abbiamo sofferto un po’...». E che effetto le ha fatto vedere Mourinho e i giocatori abbandonarsi alle lacrime dopo il successo contro il Bayern? «È vero, piangevano tutti. Credo sia dipeso dal fatto che hanno vissuto in apnea per un anno intero, concentrati su questo obiettivo. E finalmente sabato sera è stata come una liberazione, il giusto premio dopo tanti sacrifici, la consapevolezza di aver compiuto un’impresa davvero bella». Lei però non ha pianto. Come mai? «In effetti emotivamente pensavo che sarebbe stato peggio per me. Ammetto che quasi mi dispiace non aver pianto. Ma ero - come dire? - più attratto e conquistato dalla felicità degli altri». E questa Inter continuerà a vincere? «La base per continuare c’è, la squadra è ottima, si può pensare a qualche innesto, ma - ripeto - la struttura è assolutamente valida. Poi c’è anche un pubblico abituato a stare a certi livelli, ed anche questo conta. Infine il carattere: il gruppo ha quello giusto. Sabato sera la differenza l’ha fatta proprio la personalità. Fin da subito si è vista una squadra determinata, che non aveva il minimo timore». Nessuno in Italia aveva mai vinto Champions, scudetto e Coppa Italia nella stessa stagione. In campionato, poi, dominate da anni. Non c’è il rischio di sentirsi appagati? «Forse, non lo escludo. Ma ho fiducia nel carattere dei miei giocatori, so che vogliono dimostrare sempre di essere i migliori. E credo continuerà a essere così». E lei? Potrebbe perdere un po’ di fame per nuovi successi? «No. Anzi, come presidente sono sempre più responsabilizzato ad ottenere altri risultati». Nella conquista della Champions, quanta parte è merito di Mourinho? «Direi molta, il 60 per cento». Ma ora lo Special One vi lascia, destinazione Real. È preoccupato? «Oggi (ieri, ndr) sono tranquillo, non penso a Mourinho. So benissimo che mi devo occupare della questione, ma prima di fare discorsi sul tecnico o sui giocatori, voglio ancora assaporarmi questa gioia». Teme che possa portare con sé a Madrid qualche vostro giocatore, tipo Maicon o Milito? «Conto sulla correttezza di Mourinho che ciò non avvenga. Se decidessimo di vendere qualcuno dovrà essere una nostra scelta». Pensa a un allenatore italiano o straniero per la prossima panchina dell’Inter? «Non è questo il punto. Mi interessa che sia un tecnico che non faccia l’errore di voler imitare Mourinho, ma sia capace di tenere il gruppo, creare un buon feeling». Le piace Mihajlovic? «Guardi, davvero non è il momento per questi discorsi». Chiederà all’allenatore portoghese di indicare il suo successore? «Perché no? Mourinho è intelligente, sa che cosa ci serve». Dica la verità. Da quanto sapeva che avrebbe lasciato l’Inter? «Beh, diciamo che segnali ne ha mandati molti, però mi creda, davvero non mi ha mai parlato apertamente della vicenda. Il fatto è che per lui, dopo aver vinto tutto, è rischioso stare ancora con noi, confrontarsi con quanto ottenuto. È un uomo che vuole sempre vivere al 100%, per questo ha bisogno di nuove sfide, come quella di imporsi in un altro campionato». Scusi presidente, non le è dispiaciuto vincere la Champions senza italiani in campo? «Ma in panchina c’erano. E poi Materazzi è entrato». Al 47’ del secondo tempo... «Non è una questione di principio, italiani o stranieri. Guardo al fatto che abbiamo tanti nazionali, campioni molto attaccati alla nostra maglia. Insomma, difficile trovare di meglio nel nostro Paese. Non escludo di poter acquistare giocatori italiani, finora però è stato più facile trovare ciò che ci serviva all’estero».