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San Siro, 20 aprile 2010, Inter-Barcellona 3-1. Uno dei capolavori tattici di Jose Mourinho che, ai microfoni di "The Coaches Voices" racconta, in una vera e propria lezione, la leggendaria, almeno per i tifosi nerazzurri, semifinale vinta dalla sua Inter contro il Barcellona di Guardiola. Tanti gli aneddoti svelati dal portoghese, che sale in cattedra e spiega nel dettaglio la strategia utilizzata per fermare Lionel Messi. Coinvolti Zanetti, Cambiasso, Pandev, Motta: una vera e propria gabbia per limitare l'argentino.

LA GABBIA PREPARATA PER MESSI - "Giochiamo con Julio Cesar in porta, i quattro difensori erano Maicon, Samuel, Lucio e Zanetti. Durante la partita ci posizionavamo diversamente in base ai movimenti dei giocatori del Barcellona, analizzando le nostre difficoltà e opportunità per far male ai nostri avversari. Era una semifinale, quindi significava giocare due partite. La prima era in casa e ovviamente sapevamo che la seconda in casa del Barcellona sarebbe stata più complicata. A centrocampo avevamo Motta, Sneijder e Cambiasso, Eto’o, Pandev e Diego Milito in attacco. In alcuni momenti della partita abbiamo portato Pandev più indietro, al centro, al fianco di Motta e Cambiasso, mentre Eto’o si accentrava, giocando più vicino a Milito per occupare la zona centrale con una specie di rombo e dare l’opportunità a Eto’o di stare più vicino alla punta. Il Barcellona era solito giocare con quattro difensori, davanti a loro c’erano Buequets, Xavi e Keita, Iniesta non è partito titolare. Ibrahimovic era la punta centrale, sulla sinistra Pedro e dall’altra parte un giocatore di cui non ricordo il nome.... Ah, si, Messi (ride). Ed è stato con lui che abbiamo iniziato ad analizzare e provare ad anticipare i problemi che ci poteva creare. Loro avevano Ibrahimovic come numero 9 fisso tra i due centrali. Messi partiva da destra ma ovviamente aveva la libertà di giocare in diverse zone del campo. Dani Alves aveva il ruolo di attaccare continuamente sulla destra, e tentare di creare una situazione di superiorità numerica. La nostra decisione fu che quando si veniva a creare questa situazione, Messi entrava tra le linee e Dani Alves avanzava, Zanetti seguiva Messi in ogni suo spostamento. Così Dani Alves poteva facilmente sfondare, così Pandev lo seguiva diventando un laterale di sinistra aggiunto. Come potevamo risolvere questa situazione? La soluzione per noi era molto chiara. Messi non poteva rimanere solo quando si spostava tra le linee e i giocatori in quella zona di campo dovevano seguirlo e controllare sempre quella zona comunicando costantemente con il terzino sinistro. La cosa più importante era non far giocare Messi con facilità. Ricordo che in quella partita la stampa italiana parlava di ‘gabbia’, quasi una prigione, perché alla fine non abbiamo fatto una marcatura a uomo, ma corale con Zanetti, Motta, Cambiasso. Tutti erano responsabili della zona dove si trovava Messi. Lo stesso se succedeva nell’altra zona di campo dove lo seguivano Motta e Sneijder per un po’. Il nostro stile difensivo si basava in questo assunto posizionale. Probabilmente l’unico problema posizionale che avevamo, oltre a questo, era che dovevamo rimanere compatti e non lasciare spazi. Loro muovevano il pallone senza creare pericoli e noi dovevamo essere preparati e forti mentalmente per fare questo. La seconda parte del piano era come potevamo fargli male perché era la prima partita e giocavamo in casa e dovevamo fare gol”.
COME FARE MALE AL BARCELLONA - “Ovviamente, la chiave della nostra strategia per batterli si incentrava soprattutto nel momento in cui recuperavamo palla e nella seguente transizione. In fase difensiva restavamo molto compatti, arretrando molto la posizione di Pandev ed Eto’o, contrastando le loro discese sulle fasce di Maxwell e Dani Alves. La chiave è stata attaccare gli spazi che i loro esterni lasciavano scoperti quando si spingevano in fase offensiva. Maicon è stato davvero fenomenale nel fare quel lavoro in quella partita e impegnare Maxwell, uno che è fortissimo in possesso palla ma non altrettanto quando è chiamato a difendere. Dall’altra parte c’era Dani Alves, uno che andava sempre in profondità per attaccare lo spazio eventuale lasciato dal nostro esterno, preoccupato di raddoppiare più centralmente su Messi. Il nostro scopo era di mettere in difficoltà anche centralmente Puyol e Piqué che, di conseguenza, erano molto esposti. Loro nel campionato spagnolo non erano abituati a dover recuperare negli spazi in fase difensiva, e noi siamo stati molto veloci a colpirli proprio lì. E’ stato fondamentale difendere come un unico blocco, per poi attaccare con 4-5 uomini. Sembra assurdo dire questa cosa quando abbiamo avuto il 30% di possesso palla contro il 70% dei nostri avversari, ma dopo il 3-1 eravamo in totale controllo della partita e, addirittura, siamo andati molte volte vicini al quarto gol. Loro erano molto ben allenati nel ricercare subito di riconquistare palla una volta persa, ma noi abbiamo avuto la giusta mentalità per contrattaccare in maniera veloce. Sapevo che Maicon sarebbe arrivato in area avversaria molte volte, ma come lui anche Pandev, Senijder ed Eto’o.”