Eliminata dalla Champions per mancanza di coraggio, l’Inter non è piaciuta proprio a nessuno. Non è piaciuta ai tifosi, che se l’aspettavano battagliera. Non è piaciuta alla società, che invece la ipotizzava cinica, come da un po’ di tempo a questa parte non riesce ad essere nei momenti decisivi. L’Inter non è risoluta, lo è stata solo in parte l’anno scorso, quando aveva sfiorato la vittoria contro la Juventus salvo ritrovarsi sconfitta con Icardi sostituito in favore di Santon. Poi arrivò la vittoria finale contro la Lazio a cancellare un po’ di orrori. Peggio quest’anno: arrendevole a Londra, distratta a Roma, sprecona a Torino e flaccida col PSV, davanti ad oltre 60 mila tifosi speranzosi e urlanti. Sì, l’Inter se la gioca, ma nel calcio non gode chi si accontenta. 

UN MACIGNO SULLA COSCIENZA - Spalletti ha impostato un gran lavoro. Ha riallineato un gruppo anarchico e spolverato anche gli angoli più nascosti di Appiano Gentile, dove da anni si annidavano insidie. Ha riportato coesione e spirito di appartenenza, ha posto le basi per quello che sarà. Il resto è tutto da vedere, ma non è assolutamente escluso che possa iniziare un nuovo film. Perché l’idillio con i tifosi è incrinato e anche in corso Vittorio Emanuele si aspettavano qualcosa in più rispetto all’avvio stentato e singhiozzante. Il pareggio di ieri sera pesa come un macigno sulla coscienza, un boccone fermo in gola che non sale e non scende. L’Inter che avrebbe dovuto giocare alla morte si è presentata in tenuta da spiaggia, difficile non accusare il comandante in panchina.

“GLI ESAMI NON FINISCONO MAI” - Così è l’ostinazione, o ti salva o ti distrugge. Tutto dipende dalla qualità delle idee. Perché a volte correggere la traiettorie può essere necessario. Spalletti invece insiste, lo fa col sistema di gioco, lo fa con Perisic e lo ha fatto con Radja Nainggolan, che ha fortemente voluto per consolidare ulteriormente il suo credo tattico. Così lentamente si sgretola la considerazione che aveva guadagnato con la qualificazione in Champions, si dissolvono i meriti e si presentano i numeri: 6 sconfitte in 21 gare ufficiali, 3 pareggi, 3 sconfitte e una vittoria nelle ultime 7 partite. 14 punti di distacco dalla Juventus dopo 15 giornate di campionato e solo tre punti di vantaggio sul Milan, quarto in classifica e con un progetto societario appena avviato. L’Inter di Spalletti non decolla e per questo motivo il tecnico toscano non può più essere considerato intoccabile. Da qui a fine stagione sarà un esame continuo, poi Marotta emetterà il proprio responso.