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Inter-Verona 2-1

Handanovic 5,5:
In uscita su Zaccagni commette un’ingenuità nel calcolare male tempi e spazio. Gli costa il calcio di rigore.

Skriniar 6: In area avversaria prova un colpo di testa da buona posizione ma non prende bene la mira. Zaccagni si inserisce dal suo lato ma la ripartenza del Verona coglie un po’ tutti di sorpresa.

de Vrij 6,5: Con l’Inter sotto di un gol prova la botta dalla distanza ma Silvestri ci mette i guantoni e devia in angolo. Imposta l'azione e suona la carica da vero leader con la squadra sotto di un gol. È sempre lui a tenere alte le linee.

Bastoni 7: Prestazione convincente, sfiora anche un gran gol dalla distanza. Cresce.

Lazaro 6,5: Il ragazzo si è sbloccato e adesso le gambe girano molto meglio. Perfetto il cross per il pareggio di Vecino.

(Dal 40’ s.t. D’Ambrosio: s.v.)

Barella 8: Prova l’inserimento a fari spessi ma spesso i compagni ne ignorano i movimenti. Inventa una traiettoria magica  degna di Merlino e regala i tre punti all’Inter

Brozovic 6: Bacia la parte alta della traversa con un bellissimo tiro a giro. Prova a penetrare il muro del Verona andandosi a buttare alle spalle di Amrabat e Pessina, ma questo spesso comporta un buco davanti alla difesa.

Vecino 7: Con un terzo tempo perfetto incorna il cross di Lazaro e spinge in porta il gol dell’1-1.

Biraghi 5: Punizioni dalla distanza e angoli, l’Inter affida a lui i calci da fermo, neanche avesse il mancino di Roberto Carlos. Partita piena di imprecisioni

(Dal 18’ s.t. Candreva 6,5: Il suo ingresso dà una scossa all’Inter.

Lukaku 5: Due occasioni in un minuto tra il 23’ e il 24’, ma sulla prima è bravo Silvestri mentre nella seconda allarga troppo il mancino che finisce a lato. Protagonista di uno gesto tecnico horror: solo davanti a Silvestri in uscita e con l’intera porta spalancata di fronte a sé, appoggia la sfera di testa nelle mani del portiere avversario.

Lautaro 5,5: Nervoso, perde molti palloni e duelli individuali. Guadagna un giallo per un fallo inutile.

(Dal 36’ s.t. Esposito: s.v.)


Conte 7: Sotto di un gol diventa difficile scardinare il muro del Verona. Con pazienza ribalta il risultato e incide anche con i cambi dalla panchina.

Hellas Verona

Silvestri 7: Mura una conclusione ravvicinata di Lukaku e un tentativo dalla distanza di de Vrij. Provvidenziale su Vecino, quando in tuffo tiene il pallone vivo sulla linea con mezzo Meazza che urla al gol. Non può nulla sul colpo di testa di Vecino ma è ancora superlativo sulla botta da fuori area di Bastoni.


Rrahmani 6: Non si lascia mai sorprendere dai movimenti di Lautaro e sbroglia situazioni complesse.

Empereur 6: Si fa valere sia in area di rigore che nelle battaglie corpo a corpo a tutto campo.

Gunter 5: Sovrastato da Vecino in area di rigore per il gol del pareggio interista.

Faraoni 5,5: Non soffre mai Biraghi ma neanche prova ad affondare.

Amrabat 7: Il migliore dei suoi, a centrocampo martella senza tregua e gioca sempre con grande intelligenza.

Pessina 6: In campo segue Vecino e spesso ne limita i movimenti. Ordinato, ma si propone poco e per uno con le sue qualità è un peccato.

Lazovic 6,5: Il tocco a premiare l’inserimento di Zaccagni è in pura seta e dopo una cavalcata a tutto campo. Si propone sempre con buona gamba ma Lazaro gli crea qualche problema.

Zaccagni 6,5: Intensità e qualità. Si inserisce alle spalle della difesa nerazzurra e guadagna il calcio di rigore che vale l’1-0.

(Dal 5’ s.t. Tutino 5: Non impensierisce mai la retroguardia nerazzurra).

Verre 7: Dagli undici metri sceglie la potenza e spiazza Handanovic. Bravo sia in contenimento che nel far ripartire i suoi con tecnica e qualità)

(Dal 18’ s.t. Henderson 5: Quando entra al posto di Verre ne fa accusare la mancanza e questo non può essere un buon segno).

Salcedo 5: Da ex non si fa rimpiangere, non punge mai.

(Dal 39’ s.t. Stepinski 5,5: Nel recupero gli capita una buona palla sul mancino ma dall’area piccola manda alto sopra la traversa).


Juric 6: Il suo Verona ha le idee chiare e conosce i propri limiti. Si dispone ordinatamente e riparte con velocità. Con i cambi rompe solidi meccanismi che l’Inter iniziava a soffrire.