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"I secondi sono i primi degli ultimi". In questa frase c'è tutto Antonio Conte, che vive sempre e solo per la vittoria. Le sue parole possono essere lette come un tentativo di sminuire il secondo posto in classifica perso, almeno per ora, a favore dell'Atalanta di Gasperini, avversaria nell'ultima giornata di campionato a Bergamo dopo le prossime due partite con Genoa (sabato in trasferta) e Napoli (martedì a San Siro). Oppure come l'auspicio di puntare più in alto e colmare il gap con la Juve, che oggi a Udine (sì, proprio dove Conte godè il 5 maggio 2002 mentre l'Inter crollava contro la Lazio all'Olimpico) può festeggiare il suo nono scudetto di fila. 

Juventus nominata spesso dall'allenatore nerazzurro, ma quasi mai da un altro ex bianconero: Marotta. Il quale conosce alla perfezione pregi e difetti di Conte. Chissà come avrà preso le sue dichiarazioni sul calendario dopo la partita con la Roma... Pareggiata come quella di ieri con la Fiorentina, che ha fatto partire dalla panchina Chiesa. Invece i giallorossi avevano lasciato in tribuna Zaniolo, dato per infortunato ma ieri già in splendida forma. Questi due giovani talenti italiani sono destinati ad animare i prossimi derby d'Italia sul mercato. 

Intanto sull'altra sponda del Naviglio c'è stato un ribaltone: Rangnick non andrà più al Milan, che conferma Pioli. A dimostrazione che nel mondo del calcio niente può essere dato per scontato. Nemmeno la permanenza di Conte all'Inter, forte di altri due anni di contratto con un ingaggio da quasi un milione di euro netto al mese. Anche se il bicchiere è mezzo pieno: l'Inter ha 10 punti in più dell'anno scorso, ma è ancora terza in classifica. Bisogna alzare l'asticella e su questo sono tutti d'accordo: Conte, Marotta e Zhang