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Non è mai troppo tardi per cambiare. A due settimane dall'inizio del campionato arriva il ribaltone sulla panchina dell'Inter: via Mancini, dentro de Boer. Si tratta di una decisione coraggiosa, che poteva e doveva essere presa prima. Per dare tempo e modo al nuovo allenatore di conoscere la squadra, valutando come rinforzarla sul mercato. Ma il cambio di proprietà ha rallentato e rinviato tutto. In ogni caso il divorzio con Mancini era inevitabile, perché non c'era più fiducia in lui da parte della società e viceversa. Altro che "Il nostro fuoriclasse", come ripetuto dal presidente Thohir. Trascinare un rapporto ormai logoro sarebbe stato controproducente per tutti. 

'STRAPPO IL CONTRATTO' - Lo stesso tecnico jesino (scherzo del destino, proprio questa settimana la squadra nerazzurra si allenerà nella sua città natale in vista dell'amichevole di mercoledì sera ad Ancona con il Borussia Monchengladbach) si era detto pronto a farsi da parte in tempi non sospetti, lo scorso 13 maggio nella conferenza stampa alla vigilia dell'ultima giornata di campionato in casa del Sassuolo: "Ho un altro anno di contratto, se la società e i tifosi sono contenti io resto. Altrimenti vado via e strappo il contratto, non starei mai a casa sotto contratto dell'Inter". Poco importa se, invece di dimettersi senza prendere un euro in più, Mancini lascia con una buonuscita da 2 milioni e mezzo netti... 

L'UOMO GIUSTO? - Al suo posto arriva Frank de Boer, il secondo allenatore olandese nella storia della Serie A dopo Clarence Seedorf. Il profilo è intrigante: un tecnico giovane ed emergente, che propone un'idea di calcio moderna. Col suo 4-3-3 ha creato diversi grattacapi a molti colleghi, anche al 4-2-3-1 di Mancini ai tempi del City, battuto 3-1 ad Amsterdam prima del 2-2 a Manchester nel girone di ferro nella Champions League 2012/2013, schierando Eriksen falso 9. I campioni d'Inghilterra (con in squadra i vari Aguero, Tevez, Dzeko, Balotelli, Nasri, Milner e Yaya Touré) chiusero in ultima posizione e furono eliminati, mentre l'Ajax andò in Europa League grazie al terzo posto dietro al Borussia Dortmund di Klopp e al Real Madrid di Mourinho

NON E' ZEMAN - Dicevamo del 4-3-3 di de Boer, che però non è un integralista alla Zeman ed è aperto ad altri sistemi di gioco come il 4-2-3-1 su cui è stata costruita questa Inter con gli arrivi di Banega regista avanzato e Candreva ala destra. Una certezza è la linea arretrata a quattro: da buon difensore qual è stato, Frank presta molta attenzione anche alla fase di non possesso. Il calcio italiano rappresenta un esame di laurea per lui, chiamato ad adattarsi subito in fretta. Perché le trappole sono dietro l'angolo, a partire dalla prima giornata di campionato a Verona contro il Chievo. L'Inter deve mettere in preventivo il rischio di una partenza ad handicap ma, con un nuovo allenatore come de Boer, bisogna guardare avanti e ragionare in prospettiva: per il tecnico olandese è pronto un contratto triennale. 

CALCIOMERCATO - Da quando è tornato all'Inter, Mancini ha ottenuto 20 nuovi acquisti (una media di uno al mese: Shaqiri, Podolski, Brozovic, Santon, Felipe, Murillo, Miranda, Kondogbia, Biabiany, Montoya, Telles, Manaj, Ljajic, Jovetic, Perisic, Felipe Melo, Banega, Erkin, Ansaldi e Candreva) per un totale di oltre 160 milioni di euro. La stessa cifra che l'Ajax ha incassato cedendo giocatori nelle ultime sei stagioni sotto la gestione de Boer: da Suarez a Milik passando per Emanuelson, Stekelenburg, Vertonghen, van der Wiel, Alderweireld, Eriksen, de Jong, Blind, Kishna e Fischer tra gli altri. Ora con Suning sarà tutta un'altra musica. 

@CriGiudici