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Controcorrente. L'Inter a Udine ha toccato il fondo, dando l'impressione di non essere più una squadra. Questa è la vera colpa di Simone Inzaghi, criticato per le scelte di formazione e per i cambi. Invece di spiegare i problemi a parole, l'allenatore dovrebbe risolverli in campo. Perché è vero che i nerazzurri, insieme alla Juve, sono quelli col peggior stato di forma psico-fisica del campionato. Ma è altrettanto vero che niente è ancora compromesso: vedere per credere la classifica, dove l'Inter in crisi nera è solo a 2 punti dal Milan campione d'Italia e favorito per lo scudetto. Tra l'altro, dopo le prime 7 giornate di Serie A, Inzaghi ha gli stessi punti (12) e gli stessi gol subiti (11) di Conte, che poi vinse il campionato. Anche grazie a delle correzioni tattiche, ad esempio abbassando il baricentro della squadra per garantire maggior copertura alla difesa. 
DIAMO I NUMERI - Volendo sforzarsi a vedere il bicchiere mezzo pieno, ci sono altri dati "positivi" per l'Inter: nessuno ha fatto più tiri in porta dei nerazzurri (43); solo Napoli e Udinese hanno segnato più gol e servito più assist; solo Roma e Sampdoria hanno colpito più pali o traverse; soltanto la Fiorentina ha effettuato più cross utili; solo Fiorentina, Napoli, Verona ed Empoli hanno battuto più corner; solo Fiorentina e Napoli hanno tenuto più possesso palla; solo Lazio e Spezia hanno corso di più. Però c'è una statistica in cui l'Inter è ultima in classifica: quella dei dribbling riusciti (34), una specialità fondamentale per creare superiorità numerica. Si tratta di un problema di fiducia e di condizione, ma anche strutturale: infatti nella rosa a disposizione di Inzaghi ci sono pochi giocatori bravi a saltare l'uomo nell'uno contro uno. 



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