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29 agosto 1999-26 agosto 2019. L'Inter di Antonio Conte parte in quarta contro il Lecce. Vent'anni dopo l'esordio in nerazzurro di un altro ex allenatore della Juventus: Marcello Lippi. Allora un'altra neo-promossa, l'Hellas Verona, fu travolta dalla tripletta di Vieri. Il fiore all'occhiello della campagna acquisti estiva, arrivato dalla Lazio con una valutazione da 90 miliardi di lire: 69 miliardi cash più il cartellino del Cholo Simeone. Vieri sta a Lippi come Lukaku sta a Conte. Il quale lunedì sera ha subito evidenziato l'importanza del "gigante buono" arrivato dal Manchester United per 65 milioni di euro pagabili in cinque anni. 

Lukaku ha segnato un solo gol. Ma, così come Conte, ha già conquistato San Siro trascinando squadra e pubblico. Nonostante non abbia nel dribbling il proprio punto di forza, il nazionale belga ha infiammato il pubblico con un paio di sgroppate palla al piede. Più di forza che di tecnica, proprio come faceva Vieri. Sarà un caso, ma la Curva Nord gli ha intonato lo stesso coro che dedicava a Vieri, riadattando "Bo-bo-gol" in "Ro-me-lu". Già dimenticato Icardi, che non si è visto in tribuna (dove invece erano presenti gli ex Perisic e Keita) e non è stato più bersaglio degli insulti da parte degli ultras. I quali hanno dedicato un coro pure a Conte

Le parentesi in Nazionale e al Chelsea hanno reso meno traumatico il suo atterraggio sul pianeta nerazzurro rispetto a quello di Lippi, arrivato direttamente dalla Juventus. E che, alla prima giornata del campionato successivo, si fece cacciare da Moratti con delle parole al veleno dopo la sconfitta sul campo della Reggina: "Se fossi il presidente manderei via subito l'allenatore, poi attaccherei i calciatori al muro e li prenderei tutti a calci nel culo". Con Conte non finirà così, anche perché l'Inter no limits non è più pazza. Tanto che il club ha deciso non non far risuonare più allo stadio l'inno "Pazza Inter".