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Primo passo falso della stagione. L'Inter pareggia in casa con l'avversario più debole del girone di Champions: lo Slavia Praga. Come l'anno scorso, quando l'1-1 col PSV Eindhoven condannò i nerazzurri alla retrocessione in Europa League. C'è ancora il Barcellona, ieri salvato dalle parate di ter Stegen a Dortmund contro il Borussia, un rivale temibile come il Tottenham finalista dell'ultima edizione. Con queste premesse, qualificarsi agli ottavi sembra già una missione impossibile o quasi. 

Conte si prende le colpe ("Sono stato il più asino") e chiede scusa, ma non è il principale responsabile. Ai "sapientoni" che lo accusano di avere il mal d'Europa ricordiamo un precedente storico. Prima di Napoli-Liverpool, l'ultima squadra italiana a battere i campioni in carica era stata la sua Juventus contro il Chelsea sette anni fa: 3-0 e lezione di calcio. 

L'allenatore giustamente non parla di singoli e boccia tutti, ma ieri in campo si sono salvati soltanto gli italiani (tranne Gagliardini): il solito Sensi e D'Ambrosio (più pericoloso degli attaccanti da difensore, ora si candida a sostituire l'infortunato Candreva) oltre a Barella (autore del gol) e Politano, entrati dalla panchina. Conte deve ripartire da loro nel derby di sabato sera a San Siro contro il Milan. Il primo ostacolo in un ciclo di cinque partite molto impegnative: con Lazio, Sampdoria, Barcellona e Juventus servirà una squadra "incazzata". Come pretende Conte.