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Non c'è due senza tre. Ultimamente l'arbitro sloveno Skomina ha un rapporto complicato con le squadre italiane in Champions League. Il peccato originale risale al 2 maggio 2018 allo stadio Olimpico, dove la Roma batte 4-2 il Liverpool nella semifinale di ritorno, ma viene eliminata. Monchi e Pallotta alzano la voce per due rigori netti non fischiati nel secondo tempo: prima per un fallo del portiere Karius su Dzeko (segnalato in una posizione di fuorigioco inesistente) e poi per una "parata" da espulsione di Alexander-Arnold sul tiro a botta sicura di El Shaarawy

Sempre nel 2018, ma nella stagione successiva e con l'ausilio del Var, l'11 dicembre Skomina dirige la gara persa 1-0 dal Napoli a Liverpool contro i futuri campioni d'Europa. La squadra di Ancelotti retrocede in Europa League e protesta per la mancata espulsione di Van Dijk, autore di un bruttissimo fallo su Mertens al quarto d'ora. 
Ieri a Barcellona, sul risultato parziale di 1-0 per l'Inter, Sensi chiede un rigore dopo un contatto con Arthur: troppo lieve per essere punito con la massima punizione. Come, giusto per fare un esempio non a caso, quello tra l'interno coscia di Sneijder e il tacco di Dani Alves nella magica notte del 20 aprile 2010 a San Siro: il fluidificante brasiliano si lascia cadere cercando il rigore e viene ammonito per simulazione dall'arbitro portoghese Benquerença (connazionale di Mourinho, come amano ricordare i negazionisti del Triplete...). Peccato che Skomina non abbia fatto altrettanto con Sensi, così avrebbe fermato il gioco e l'azione del pareggio blaugrana. 

Conte giustamente pretende rispetto per altri episodi, ma la sconfitta non è arrivata per colpa dell'arbitro: piuttosto per merito di due fuoriclasse come Messi e Suarez. Sono servite le loro prodezze per far cadere il muro difensivo dell'Inter, che ha giocato un gran bel primo tempo in cui le è mancato soltanto il colpo del ko. Poi nella ripresa sono venute meno le energie (Godin è il difensore che ha percorso più chilometri) e le contromosse all'ingresso di Vidal (Gagliardini), che ha cambiato la partita. Ma la mentalità è quella giusta, perché giocarsela alla pari al Camp Nou e perdere prendendo un gol in contropiede è #NotForEveryOne