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La Champions League è un altro pianeta rispetto alla Serie A e riporta sulla terra l'Inter. Presentata alla vigilia dalla stampa spagnola come la miglior versione dei nerazzurri nell'ultimo decennio. Invece in campo si vede una delle peggiori prestazioni dell'era Simone Inzaghi, forse la più brutta. Come la terza maglia arancione, che evoca spiacevoli ricordi: le sonore sconfitte nell'anno 2000 a Udine per 3-0 in campionato e a Parma per 6-1 in Coppa Italia con in panchina Tardelli, il peggior allenatore nella carriera di capitan Zanetti. Al contrario la Real Sociedad parte a razzo, passa meritatamente in vantaggio, non concede nulla e sfiora più volte il raddoppio. 

BASTONI COME LEAO - Bastoni ha sulla coscienza il gol dell'1-0, tuttavia sarebbe ingeneroso metterlo in croce. Il suo punto di forza è l'impostazione dalla difesa e ogni tanto si prende dei rischi calcolati, che quasi sempre si concretizzano in belle azioni e non in danni. Stavolta gli va male, ma l'ago della bilancia pende decisamente dalla parte dei "pro" rispetto a quella dei "contro" sul suo stile di gioco. Fatte le debite proporzioni, un po' come Leao: sull'imprevedibilità del funambolo portoghese verte gran parte della manovra offensiva del Milan, che non può e non deve chiedergli di limitare il suo estro. Altrimenti così si rischia di snaturare e depotenziare i calciatori. Stesso discorso per Barella, sempre tarantolato e a rischio cartellino. Richiamato dal Var a rivedere le immagini al monitor a bordo campo, l'arbitro inglese Oliver conferma di non avere "un bidone dell'immondizia al posto del cuore" (cit. Buffon dopo un Real Madrid-Juventus) e torna sui propri passi, annullando l'espulsione del centrocampista italiano. 

SAN SOMMER - La papera di Onana in Bayern Monaco-Manchester United arriva nella stessa serata del miracolo di Sommer, che salva il risultato sul colpo di testa a botta sicura di Oyarzabal e tiene in vita l'Inter. Brava e fortunata a restare in partita in un modo o nell'altro fino all'ultimo quarto di gara, quando i baschi finiscono la benzina e non trovano nuova energia dalla panchina. Da dove invece i nerazzurri pescano il piedino educato di Dimarco, la carica di Frattesi (autore dell'assist involontario con un tiro "ciabattato") e la vivacità di Thuram. 

TURNOVER PROGRAMMATO - Un tris d'assi calato da Inzaghi, criticato per l'eccessivo ricorso al turnover. Pure da chi sostiene che quest'anno l'allenatore sia obbligato a vincere lo scudetto della seconda stella perché avrebbe due "squadroni" di pari livello. Evidentemente non è così e la trasferta di San Sebastian lo dimostra. Nelle cinque novità di formazione schierate rispetto al derby vinto 5-1 ci sono tre promossi e due bocciati: benino Pavard, de Vrij e Carlos Augusto, malissimo Asllani e Arnautovic. 
ARNAUTOVIC - Eppure le scelte di Inzaghi non si possono considerare scellerate, anche su questi ultimi due calciatori. Infatti il nazionale austriaco contro il Milan era entrato sul 2-1 con lo spirito giusto, lottando come un gladiatore e vincendo praticamente tutti i duelli. L'esatto contrario di ieri, quando non è riuscito a tenere su un pallone. Poi ci sono un paio di considerazioni da fare. Se al suo posto avesse giocato Thuram dal primo minuto, probabilmente nel finale il francese non avrebbe avuto la forza che gli ha consentito di fare la differenza entrando dalla panchina. Inoltre in partite del genere il compito per gli attaccanti è sempre molto complicato. Vedere per credere la prova di capitan Lautaro, un fantasma fino alla zampata dell'1-1, arrivato al primo tiro e unico tiro in porta di tutta la squadra. Un gol pesantissimo, il numero 200 in Champions per l'Inter e l'undicesimo per l'argentino: come Crespo, uno in più di Eto'o (10), due in meno di Cruz (13) e tre in meno di Adriano (capocannoniere a quota 14 reti). 

DA BROZOVIC AD ASLLANI - Allo stesso modo, vista l'indisponibilità di Calhanoglu, non è un errore aver dato fiducia ad Asllani. Anzi, nel caso del giovane albanese ex Empoli, l'appunto da fare a Inzaghi è un altro: non avergli dato più spazio nella scorsa stagione, quando spesso gli veniva preferito Gagliardini. Con un minutaggio maggiore, Asllani sarebbe arrivato più pronto a esami come quello non superato ieri in Champions League. Una competizione dove si sentirà la mancanza di Brozovic, un calciatore raro in grado di alzare il livello del proprio gioco in maniera direttamente proporzionale alla forza degli avversari. 

VERSO IL BENFICA - Dopo le sfide con Empoli, Sassuolo e Salernitana in campionato, il prossimo impegno europeo dei nerazzurri sarà a inizio ottobre col Benfica. Sconfitto in casa 2-0 dal Salisburgo anche per via dell'iniziale espulsione del difensore Antonio Silva, che salterà per squalifica la gara di San Siro. Dove per avere la meglio sulla voglia di rivincita dei campioni del Portogallo servirà la bella Inter apprezzata nel derby e non quella brutta che ha strappato un punticino alla Real Sociedad. Anche perché la consapevolezza nei propri mezzi non può e non deve rischiare di trasformarsi in presunzione: sarebbe un peccato mortale. La linea di confine è sottile, così come quella tra sbagliare formazione e azzeccare i cambi.