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2019, l'anno della riscossa. Potrebbe essere questo il titolo per riassumere la prima parte di questa stagione che va a concludersi di Filippo Inzaghi. Il 4-0 all'Ascoli che chiude in maniera trionfale l'anno solare del campionato di Serie B, lasciando il suo Benevento in vetta solitaria, a +12 sulla seconda in classifica (il Pordenone), a +15 e +19 su serie candidate alla promozione come Crotone e Frosinone, addirittura a +20 sul Chievo, è la fotografia migliore di un dominio assoluto e che rappresenta il trampolino di lancio (o di rilancio) per un allenatore affamato di rivincita. Di questi tempi, circa 365 giorni fa, la sua prima esperienza da allenatore in Serie A – alla guida del Bologna – volgeva tristemente al termine. Un magro bottino di 20 punti in 24 partite prima di lasciare la panchina a Mihajlovic e attendere l'occasione giusta per ripartire. Un'altra volta.

L'ARTE DI ASPETTARE - Come era già avvenuto dopo l'esonero da parte del Milan nell'estate 2015 e anche allora, dopo un anno sabbatico, l'inizio di un'esaltante avventura alla guida del Venezia, promosso dalla Serie C alla B e poi trascinato fino ai play-off per provare a riconquistare la Serie A. O come era avvenuto da calciatore, a più riprese, dopo i gravi infortuni subiti con la maglia rossonera, ma che non gli hanno impedito di conquistare da protagonista tanti titoli sia in Italia che soprattutto in campo europeo e di rimanere nella storia del club come uno dei giocatori più amati dai suoi tifosi. Ancora una volta, Superpippo ha saputo attendere la chiamata giusta, quella del presidente Vigorito che, dopo la disastrosa annata passata, ha affidato le sue ambizioni di ritorno in A a un tecnico con la sua stessa fame e con la sua stessa passione per le sfide.
NUMERI DA RECORD - E i numeri oggi, a un passo dal giro di boa del campionato, parlano per Inzaghi. 46 punti conquistati in 19 partite (meglio del Sassuolo di Di Francesco e della Juve di Deschamps) – frutto di 14 vittorie, 4 pareggi e una sola sconfitta – grazie anche agli ultimi 7 successi consecutivi. Col miglior attacco del torneo, 34 gol, e la retroguardia meno battuta, con sole 9 reti al passivo (miglior rendimento in Europa a livello professionistico). Un ruolino di marcia da record, merito indubbiamente anche di un organico di assoluto rispetto, in cui l'esperienza di giocatori navigati come Maggio, Kragl, Hetemaj, Viola, Armenteros e Coda si combina alla perfezione col talento di giovani come Montipò, Tello e Insigne. Ma nel quale Inzaghi ha saputo riscoprire e rilanciare giocatori considerati sul viale del tramonto come Caldirola e Sau, animati dal desiderio di rimettersi in discussione dopo le ultime deludenti apparizioni rispettivamente in Germania e con la maglia della Samp. La stessa voglia di rivincita del loro allenatore in un 2019 che sarà ribattezzato come l'anno del riscatto.