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Nessuno tra i commissari tecnici della storia della Nazionale italiana ha mai avuto finora i numeri di Roberto Mancini. 76 punti nelle prime 32 partite, 79 reti fatte (quella che ha segnato di più), due sole sconfitte (meno di Marcello Lippi), imbattuta da ventisette gare (solo Pozzo ha fatto meglio con 30). Nessuno tra gli allenatori dell’Italia ha raccolto più consensi di lui per quel che riguarda la qualità del gioco, la compatibilità tra gli interpreti, l’adesione al progetto, l’inserimento nel gruppo. Perché mai, dunque, ho paura che questa sera la Turchia ci giochi un brutto scherzo?

Prima di tutto perchè la Turchia è una squadra con valori tecnici elevati, poi perché gioca in contropiede e con Mancini abbiamo imparato ad amare il gioco d’attacco, infine perché quando tutto sembra congiurare favorevolemente (giochiamo anche in casa, anche se - per ora - solo tre partite) è il momento in cui arriva la bastonata.

Mi viene il sospetto di essere stato, io come molti altri, troppo ottimista. Intanto - ho già cominciato a dirlo accennando alla Turchia - il girone non è per nulla facile, perché la Svizzera è un avversario storicamente scomodo e il Galles non è più una cenerentola. Poi perché ho il sospetto che l’Italia di Mancini sia una squadra forte solo se gioca bene, ovvero con tutti i suoi interpreti al meglio e fedeli al copione del tecnico. Infine perché l’ondata di entusiasmo che sta accompagnando la Nazionale potrebbe far apparire scontata la qualificazione e/o la corsa fino alle semifinali, obiettivo non dichiarato, ma plausibile e da più parti auspicato.

Intendiamoci: Mancini fa bene a dire all’interno e all’esterno che dobbiamo puntare al massimo e che gli azzurri faranno di tutto per essere degni dell’Italia (non solo calcistica) e degli italiani. Tuttavia si sa che questo atteggiamento indurrà ad avere addosso la pressione dell’evento e del suo esito. L’Italia è una squadra ben costruita e ben miscelata, ma se solo un paio di elementi non sono al massimo, il risultato rischia di essere compromesso. 

In pura teoria dovremmo avere molta affidabilità in difesa, soprattutto, nei due centrali Bonucci e Chiellini. A destra e a sinistra non giochiamo solo per arginare gli avversari, ma anche per accompagnare la manovra. Ho più fiducia in Florenzi che in Di Lorenzo, mentre, per me, è praticamente inamovibile Spinazzola, anche se dovrà, per ragioni di recupero fisico, alternarsi con Emerson Palmieri. 


A centrocampo siamo eccedenti. Avremmo avuto qualità e quantità con Sensi e Pellegrini, ma se si è infortunati o non recuperati, la rosa è monca e nessuno se lo può concedere. Perciò dentro Pessina (che tornerà utile perche è una mezzala offensiva in grado di giocare anche da trequartista) e Castrovilli (che, purtroppo, non è Pellegrini e sarà utilizzato meno). Senza Verratti giocheremo con un solo centrale (Jorginho) e due interni di tecnica e di gamba (Barella e Locatelli). Con Verratti due centrali (lui e Jorginho) e un assaltatore (Barella). Squilibrati? Io non credo, perché avremo sempre un adeguato numero di difendenti (sei) e l’apporto dei due esterni d’attacco.

Tridente davanti. E con il meglio possibile. Immobile attaccante centrale, Berardi a destra, Insigne a sinistra. Dispiace per Chiesa che partirà dalla panchina, anche se prevedo che sarà il miglior dodicesimo possibile. Ha velocità, va in profodità, vede la porta. Non sarà un comprimario, come non lo sarà Belotti. Anzi, il torinista ha più giocate di Ciro e lotta con una generosità senza economie. Decisivo in certi finali di partita. Poco da dire su Donnarumma. Abbia o meno definito i dettagli del suo nuovo contratto con il Paris, è un soggetto a sangue freddo, non avrà scompensi, non è un tipo da farsi travolgere da retropensieri. Nonostante non abbia condiviso la gestione del possibile rinnovo al Milan, ho una grande fiducia in lui e nella dorsale della squadra (portiere, centrali di difesa, centrali di centrocampo, centravanti).

Ma siamo robusti e divertenti, non imbattibili. Per diventarlo dobbiamo trovare un compagno di viaggio, qualcuno o qualcosa che ci faccia diventare speciali. Più strada facciamo e più saremo sicuri di noi stessi e pericolosi per gli altri.