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Italia, il doppio ct non è un alibi. La Nazionale senza numeri dieci e con due ct ha tutta l’aria di un «pesce» di giugno e invece no. Noi e la Francia, modestamente. Noi più della Francia, visto che i bleus possono sempre consolarsi con Gourcuff e Ribéry. Che fretta c’era, maledetta primavera. Noi, da Marcello Lippi a Cesare Prandelli. Loro, un po’ prima, da Raymond Domenech a Laurent Blanc. Se i risultati sono tutto - e, dunque, il piazzamento può cementare o demolire ogni tipo di contratto - l’idea del «due senza» fa sorridere. Per Michel Platini, che ha allenato in campo e fu ct agli Europei del 1992 - non cambia niente: i giocatori, ha detto, «non se ne accorgeranno nemmeno». Un Mondiale incarna l’obiettivo assoluto, o almeno dovrebbe: non serve, o almeno non dovrebbe, il viagra del nazionalismo spinto e della continuità garantita. Diverso il caso di una squadra di club. La Juventus: esonerò Ciro Ferrara dopo ventuno giornate e fece trapelare che il sostituto, Alberto Zaccheroni, sarebbe sceso a fine corsa. Morale: i titolari mollarono, e Zac fece peggio di Ferrara. Potrà sempre dire, Lippi, di aver vinto il Mondiale 2006 pur sapendo che, spente le luci, avrebbe tolto il disturbo: le guarnigioni ne erano al corrente, e nessuno tirò indietro il piede. Certo, è una cosa buffa: avremo un ct «effettivo» e un ct «affettivo», non più gufo svolazzante (come il Lippi «europeo» sul trespolo di Donadoni), ma ufficialmente scelto e insignito. Cesare compirà 53 anni ad agosto e, quindi, non è più di primissimo pelo. Ha spremuto il massimo dalla Fiorentina (e la Fiorentina da lui), dovrà immedesimarsi in un mestiere che proprio identico non è, un mestiere imbottito di lunghe pause e febbrili strappi. Tenere il profilo basso, cosa che ha fatto spesso, non significa essere piccoli. Si era parlato di affiancargli un tutore (Sacchi). Per carità. Il ritornismo è una malattia endemica di questo Paese. A volte paga (il Lippi bis alla Juve), a volte boh (il Lippi bis in azzurro). Meglio i tagli netti. Naturalmente, il doppio ct non può e non deve rappresentare un alibi. Lippi si accinge a diramare la lista dei 23. Ha sforbiciato un po’ di juventini. Sulla carta, è una Nazionale-laboratorio, fedele nei secoli al suo ct: quale? Scherzi a parte, i Mondiali cominciano l’11 giugno e il 14 tocca a noi: Italia-Paraguay a Città del Capo. Lippi ha cercato e preteso un’Italia anti-strilli, grigia, chiusa al talento; non risultano, però, Messi o Cristiano Ronaldo dimenticati. Con l’annuncio di Prandelli, il presidente Abete ha inteso anche spingere il bruciante euro-fiasco di Ginevra, terzi dietro a Francia e Turchia, verso la cornice del quadro, non proprio dipinto da un Leonardo. In assenza del Trap fregato, i ct italiani in Sud Africa saranno comunque tre: Lippi, Capello e Prandelli, parcheggiato a distanza. Record della trasparenza, e non solo.