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Anche oggi è più bello essere italiani. L'Italia batte 2-0 la Cina e conquista i quarti di finale del Mondiale femminile. Lo fa al termine di una partita sofferta, decisa da una difesa pazzesca e dai gol di Giacinti e Galli. Il fattore G, che tiene vivo il sogno. Sabato alle 15, contro l'Olanda, ci giocheremo un posto in semifinale. Con orgoglio, cuore e qualità. Come abbiamo fatto fin dal primo giorno. 

Bertolini sceglie Giacinti e non Mauro, con Girelli e Bonansea. L'inizio dell'attaccante del Milan è on fire, da chi sente la partita e vuole spaccare il mondo. Al 7' non arriva su un cross insidioso di Giugliano, tre minuti più tardi trova il gol, annullato giustamente per fuorigioco. Le bastano meno di cinque minuti per rifarsi: al 15' inizia l'azione e la chiude, spingendo in porta una salvataggio di Peng Shimeng su Bartoli (ben servita da Bonansea, l'unico guizzo di un primo tempo anonimo), trovando il primo gol mondiale. Se ha vinto per tre anni di fila la classifica marcatori ci sarà un motivo, no? Nei primi venti non c'è partita. L'azzurro è il colore dominante, la Cina è tutta in qualche accelerazione di Li Ying, ben controllata dalla difesa davanti a Giuliani. Poi si spegne la luce.

Dopo un inizio a mille l'Italia arretra e prende fiato. Il caldo di Montpellier si fa sentire, meglio gestire le energie. Scelta intelligente. La Cina prende coraggio, Gama rischia con una chiusura al limite che il Var non considera da rigore, Giuliani deve impegnarsi per alzare in corner un destro da fuori di Wang Yan. Squadra alta vuol dire tanto spazio per ripartire. L'Italia va due volte in verticale sfiorando il raddoppio con Giacinti, che mette fuori (era comunque in fuorigioco) e Bergamaschi, il cui tiro viene respinto da  Peng Shimeng. Dall'altra parte le Rose d'acciaio non stanno a guardare, con Liu Shanshan che scalda ancora i guanti di Giuliani e la coppa Gama-Linari chiamata agli straordinari per allontanare i palloni che arrivano dagli esterni, dove Guagni e Bartoli faticano. Il finale di tempo è in apnea e non porta buone notizie per l'Italia. Che perde Girelli per infortunio (Galli al suo posto) e rischia tremendamente di subire il pari, salvata dal palo (ma Wang Shanshan era in offside) e da Guagni, strepitosa su Wang Shuang.

L'inizio della ripresa è ancora Made in China. Che parte con il piede sull'acceleratore, costringendo l'Italia ad arroccarsi davanti a Giuliani. Eppure, alla prima occasione, facciamo male. Galli calcia da fuori, un tiro debole ma meravigliosamente angolato, che sorprende Peng Shimeng e vale il 2-0. Un gancio al volto della Cina, che accusa il colpo. Ci mette qualche minuto prima di tornare a farsi vedere in zona gol, sbattendo però su Linari e Bartoli. Che siano uomini o donne poco cambia, nel mondo siamo conosciuti per la fase difensiva, quando si tratta di metterci in trincea non siamo secondi a nessuno. Difendiamo, con le unghie e con i denti. Loro ne hanno di più, davanti facciamo fatica a tenere su il pallone, con Bonansea in giornata no e Mauro troppo sola a battagliare. Abbiamo qualità, ci manca la lucidità. La Cina ci prova, da destra e da sinistra, a testa bassa, trascinata da Li Ying, ma Linari è in versione Muraglia Cinese, insuperabile. Gli ultimi minuti passano senza troppi pericoli. Arriva la parola fine, vinciamo noi. Siamo nella storia.  Conquistiamo i quarti, come nel 1991, ma 28 anni fa le nazionali in gara erano 12, non 24 come in questa edizione. Questa è la Nazionale femminile più forte che l’Italia abbia mai avuto. Godiamocela e supportiamola.